Leggende dalla Cripta di Cthulhu

Racconti di Simone Ceccano e Luca Nisi liberamente ispirati all'universo del maestro H.P.LOVECRAFT

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mercoledì, 27 aprile 2005
Editoriale: LEGGENDE DALLA CRIPTA DI CTHULHU parte XVI

“Keep an open mind.” Capitano Jonathan Archer, Ufficiale Comandante dell’Enterprise NX-01  

Accettare una “situazione ignota” è il tema principale di questo nuovo aggiornamento. Finalmente scopriremo se il potere di persuasione delle parole di Jason farà breccia nel cinismo artificiale di Nick. Promuovere una “condizione sconosciuta” sarà la forza trainante di Christine, nell’accettare e volere appassionatamente un nuovo futuro. Il progetto originale di questo Blog rimane intatto. Non siamo entrati in rete per la ricerca di gloria, anche se il mio cuore di klingon ogni tanto mi sfida. Siamo qui per avvertirvi, per rendervi coscienti della vera natura della nostra specie. I nostri racconti sono legati da un filo d’Arianna, invisibile ad occhio umano, all’incessante gorgoglio al centro dell’universo. Ancora una volta siamo piegati alle imprecazioni di Azatoth, il dio cieco e idiota, amorfa abiezione. L’apocalisse non è un seme della follia che si sparge nelle nostre città, bensì è la natura umana l’unico Armageddon. Lo troverete negli occhi di Jason nell’ultima parte di Scimmie Bianche, scovandolo nell’intimo di Christine, fino ad averne terrore, nella terza parte de Il gioco delle Fanciulle. Le nostre menti non sono, come dicevano i latini,  “terra firma”, ovvero “terra asciutta”, per questo nel corso della lettura vi chiediamo di avere la mente aperta.  

 

Buona lettura da Luca e Simone.

Postato da: Pickett alle 20:54 | link | commenti (9) |
editoriali, aggiornamento 16

Poesia: PIACEVOLI INGANNI

PIACEVOLI INGANNI

 Una poesia di Luca Nisi

 

Illustrazione Copyright © Danuta Michalska

 

Dolci fanciulle

Osservano il mondo,

Prima di dispensare

Piacevoli inganni. 

 

Affondano gli sguardi

Su uomini illusi,

Come pittura su tela

Dipingon tranelli.

 

Mentre un fiore appassisce

In un aprile dorato

Piangono e mentono

Ridono e amano. 

 

Dolci fanciulle

Vestite di nero.

Cantano l’ultimo Requiem,

Stonando il tuo nome. 

 

***

Postato da: Pickett alle 22:29 | link | commenti (3) |
poesie, aggiornamento 16

Racconto: SCIMMIE BIANCHE - terza e ultima parte

SCIMMIE BIANCHE  

 

Un racconto in tre parti di Simone Ceccano

 

 

“Senti Jason. Te lo dico io quello che è successo. Hai incontrato quello strano barbone giù vicino all’ufficio. Probabilmente era uno spostato, uno fuori di testa. Ti ha imbottito di idiozie e ti ha dato quella schifezza che tieni nella giacca e ti ostini a non buttare. Il giorno dopo hai riconosciuto la sua foto sul giornale, trovato morto nella stessa piazza sbranato da qualche cane randagio. Le testimonianze degli agenti erano abbastanza chiare: i cani, probabilmente più di uno, avevano assalito il poveraccio che dormiva all’aperto. Lo stato confusionale di quel povero pazzo, il freddo intenso e la sfortunata circostanza che nessuno fosse lì sul posto a chiedere aiuto avevano fatto il resto. Lo hanno trovato al mattino che galleggiava nella fontana, non è vero?” Jason annuì con la testa senza interrompere l'amico. Un lago di sangue. Ci hanno messo una settimana per pulire quel macello. Tu ci passi tutte le mattine lì davanti. Nessuno ti fa una colpa se ti sei impressionato, ma devi farla finita. Gli amici iniziano a parlare di te come si parla di un matto. Marla è stanca. L’ho sentita ieri; stai tirando troppo la corda con lei, credimi. Dice che alcune notti ti svegli urlando ‘Le ho viste, le ho viste!’ Devi smetterla con questa tua fissazione. Non esistono scimmie bianche. Smettila…” Jason rise a sua volta con amarezza. “Marla non è più stanca Nick. Ti ho detto che è morta…” Nick era sempre più preoccupato dello strano atteggiamento dell’amico.“Mi stai facendo quasi paura Jazz…” “Tu hai paura Nick? Ma no, tu non hai paura di niente. Altrimenti non sarei venuto qui a raccontarti queste cose. L’uomo mi disse che chiunque possiede un oggetto come quello che ti ho mostrato non può essere toccato da loro. Ne hanno paura, chissà perché poi… L’inconveniente è che il detentore è anche uno dei pochi che riesce  a vederle. Bella fregatura, vero? Ce ne sono altri di crocifissi, quindi ci sono al mondo anche altri disgraziati come me e come quel barbone morto nella fontana. Dio Nick, ti giuro che è meglio morire che vedere quelle maledette scimmie. L’uomo disse che non ce la faceva più a vivere così. Che aveva visto come mi seguivano da qualche giorno lungo i tetti delle case, quando tornavo a tarda sera dal lavoro. Ti spiano dopo il tramonto, sibilano nascoste dietro i comignoli e acquattate tra la selva di antenne. Aspettano, aspettano dietro i raggi di Luna e poi quando scelgono il momento ti uccidono. Ti mangiano Nick… Quello che hai chiamato povero spostato sapeva che sarei stato la prossima vittima. Ha scelto di farsi ammazzare lui da quelle bestie maledette pur di non continuare ad essere costretto a vedere tutto questo! E mi ha dato quel dannato crocifisso. Ora da tre mesi la sua maledizione è la mia…” Nick non sapeva che dire di fronte all’assurdo monologo del suo amico. Non era un problema di cocaina, questo ormai gli sembrava piuttosto chiaro. Jason da parte sua  continuava a fissare la finestra e il temporale, quasi stesse parlando da solo e Nick facesse già parte del suo racconto. “Non sai che hanno fatto a Marla. Se ci penso mi viene da vomitare. Come te non aveva voluto ascoltarmi. Non ho potuto fare nulla. Lo sai quanto l’amavo Nick. Lo sai. La polizia non la troverà subito perché ho nascosto i suoi resti giù nel garage. Ero venuto ad avvertirti perché non succedesse anche a te. Ero persino disposto a ripetere il gesto di quel vecchio e consegnarti il crocifisso. Ma ora che sono costretto a vederle di nuovo, la seconda volta in questa notte, concordo con lui che la morte è un destino migliore. Terrò il crocifisso per me e, amico mio, ti regalerò una sorte preferibile alla mia. Addio Nick…” “Addio? E che vuol dire che sei costretto a vederle di nuovo? Le vedi qui dentro?” Per la prima volta da quando l’amico aveva varcato la soglia del suo appartamento, Nick si accorse del vento gelido e della pioggia alle sue spalle. Jason lo aveva avvertito di chiudere la finestra, ma oramai era troppo tardi. Nick comunque non vide nulla. Entrarono dal buio del temporale. Erano tutte e due sul tetto, proprio come aveva detto Jason. Bianche come sudari, con il pelo inzaccherato dalla pioggia e irto sulle schiene come i gatti quando si infuriano. Piombarono nella stanza in un istante, da quella dannata finestra, quando Nick si voltò di scatto buttando la coda dell’occhio sul tappeto ormai zuppo. Le code di quelle creature si attorcigliarono attorno al suo collo come serpenti, strangolandolo e impedendogli di urlare. Le scimmie poi gli cavarono gli occhi con gli orribili artigli giallastri e affondarono la selva di zanne sulla testa del corpo ormai esanime, consumando il loro orrendo pasto; il secondo  e ultimo per quella notte. Poi guardarono qualche istante la sagoma pietrificata di Jason, seduto al tavolino a scacchi, con i loro enormi occhi sferici. Occhi vitrei, orribili, ciechi come la Morte. Emisero un grido stridulo e sparirono nella notte, confondendosi tra i tetti della città dormiente, sferzata dalla furia del temporale. Jason osservò ancora per qualche istante i resti del povero Nick, poi gli tolse la banconota dalle mani. Aspirò profondamente quello che l’amico aveva lasciato per lui sul tavolo, riprese la sahariana e corse fuori verso il buio, prima dell’arrivo della polizia.

 ***

Postato da: Pickett alle 23:10 | link | commenti (2) |
racconti, aggiornamento 16

venerdì, 29 aprile 2005
Racconto: IL GIOCO DELLE FANCIULLE - parte terza

IL GIOCO DELLE FANCIULLE

Un racconto in quattro parti di Luca Nisi  

   

Riavvolgere un nastro e tornare indietro: questa sembrava la maledizione scagliatasi su Christine. Come tentava di dimenticare quegli occhi cattivi, Ishtara arrivava nel suo presente. Sofia era sdraiata nei morbidi cuscini del suo salone, affondando il cucchiaino nella nutella, mentre Ginevra si stiracchiava davanti alla finestra. Poi entrambe furono distratte dal suono del campanello. Il cucchiaino sporco di cioccolata cadde sul parquet nel momento in cui Sofia riemerse dal divano. Subito la gatta dal pelo bianchissimo si avvicinò per annusare la nutella, intanto Christine faceva il suo ingresso nell’appartamento. Si avvicinò al divano, prese in braccio Ginevra e permise alla sua amica di ripulire il pavimento. “Stanotte ho fatto un sogno.” Esordì la lentigginosa. Ginevra era tornata dinanzi la finestra, mentre la rossa dagli occhi blu si toglieva il cappotto. “Nuotavo nel mare, qualcuno mi chiamava, la voce veniva dal profondo, una voce femminile.” Sofia sorrise, si avvicinò alla sua amica e le accennò: “I hear her voice calling my name!”  Christine ricambiò il sorriso, portando le mani alla bocca e cercando di nascondere la fragorosa risata che la contraddistingueva. Ma non erano le sonorità dark dei The Cure ad aver influenzato Christine. Proprio negli abissi marini, nascosta in città luccicanti, un essere l’aveva sognata per tutta la notte, plagiando così il suo rem. Ishtara era sempre di più ossessionata dalla donna che aveva salvato nelle profondità e presto l’avrebbe voluta di nuovo tra le sue braccia. Avrebbe aspettato di nuovo la pioggia; tramite essa sarebbe arrivata a Christine. Ishtara e le sue sorelle sono devote ad esseri che l’immaginario umano ha tradotto in parole come: demoni, mostri, creature aliene. Sono le spose degli dei degli Inferi marini. Ma nessuna apocalisse era pronta a scagliarsi sul mondo di sopra, nessun demone voleva Christine. Ishtara bramava esclusivamente per sè quella donna dal piccolo seno, dai lunghi capelli rossi, dal corpo gracile ma estremamente sensuale, innamoratasi del suo sguardo quando il rigor mortis era il sorriso che scivola dalla vita, come le lacrime degli amori mai nati perdute nel fango. Erano da poco passate le 23:00, quando sulla città dai tetti aguzzi, si scatenò un forte temporale. L’ira del cielo si aizzava contro la città ancora appesantita dalle tante festività. Il popolo rinchiuso nelle proprie case, come le api nelle loro celle, guardava distrattamente la fine di un film, consumava l’ennesimo whisky, bruciando sigarette, aspettando che il quarto asso consegnasse loro un piatto d’oro. Durante tutto questo, un essere si tramutava in acqua e grazie al vento risaliva il cielo e sorvolava le nuvole cariche di pioggia; trasportata dal pensiero del maligno, raggiungeva silenziosamente il piccolo appartamento di Christine. Fu proprio quella notte che Ishtara possedé Christine. Approfittò della finestra accostata e dalla misera pozza d’acqua sotto di essa la creatura si tramutò nella giovane donna dai lunghissimi capelli neri rinchiusi in una treccia. Christine riposava nel letto, si era appena addormentata. Si svegliò piano, accorgendosi di essersi eccitata in qualche modo. Non riuscì a parlare, era come immobilizzata; non era la paura che la faceva restare immobile, bensì era la donna degli abissi che con i suoi poteri l’immobilizzava. Ishtara la spogliò con la forza della sua mente aliena. Il pigiama di seta blu scivolò da solo come tirato da una mano invisibile. Non portava biancheria Christine, ora era completamente nuda. Ancora una volta, Ishtara con i suoi occhi cattivi fissò intensamente l’iride blu dell’umana. La sua mano palmata cominciò a toccare la donna in modo provocatorio: cominciò sfiorandole i polsi, dopo con le sue labbra distintamente umide percorse tutta la sua schiena. Poi, sempre con la sua bocca aliena, arrivò sulla pancia baciandola, fino ad affondare la sua strana lingua nera nelle più intime profondità della ragazza.  Dopo quell’atto passionale la rossa fu libera. Non proferì parola e cominciò eccitatissima un rapporto sessuale con quella donna venuta dal mare. L’effusione tra di loro fu forte e dolce in tutte le sue tantissime sfumature. I seni che si strofinavano l’un con l’altro, le lingue che si intrecciavano in baci passionali e peccaminosi., i piedi che si sfregavano sotto le coperte. Christine stava traendo un piacere che mai nessun uomo le aveva fatto provare. Sentiva il godimento scorrerle dentro, lasciò che quella creatura approfittasse di lei per tutta la notte. Mai Christine aveva provato sensazioni così distinte, così nitide. Non sembrava  turbata dall’evento, anzi, affondava le unghie nella schiena di Ishtara, gridando nella stanza un piacere assoluto mai assaporato fino a quella notte di gennaio. Scomparve nelle prime ore del mattino la giovane donna dagli occhi simili ad uno squalo. La luce del sole penetrava nella stanza di Christine. Il letto era sfatto, come se una battaglia si fosse disputata su di esso. La rossa riposava soddisfatta ad un angolo del letto. Il suo sonno era pieno d’emozione. Ishtara non aveva parlato ma, durante il loro amore, telepaticamente le aveva detto tutto. Le aveva confessato come l’aveva salvata e, soprattutto, il perché. Christine aveva sentito nella sua mente frasi come: “Saremo una coppia perfetta…” Sorrideva. “Io ti ho regalato l’eternità.” Più tardi, svegliandosi lentamente, Christine sì scopri innamorata, posseduta. Ma dovette anche guardarsi allo specchio e accorgersi che presto sarebbe stata anche un po’ più sola. Avrebbe vissuto con Ishtara nelle oscurità marine, condannata dall’amore a non tornare più a casa. Ma se scappare dalla terra e vivere negli abissi era il prezzo per l’immortalità e l’amore eterno, alla giovane donna dai capelli rossi e gli occhi blu sembrò solo e soltanto un dono dal cielo.  [continua…]

 ***

Postato da: Pickett alle 21:15 | link | commenti (3) |
racconti, aggiornamento 16

sabato, 30 aprile 2005
Poesia: IL MAUSOLEO

IL MAUSOLEO

 Una poesia di Simone Ceccano

  

A volte immagino il mio cuore

Come un nero mausoleo,

Dalle pareti corrose dal tempo,

Quieta tomba dei segreti che non svelai,

Dove pellegrino non giunse mai

A rendere omaggio al Rancore fatto Dio. 

 

A volte, sai, mi pongo domande,

Come puoi amare una pietra?

Non un muscolo pulsante e vivo,

Ma il sommo tempio dell’illusione

Freddo sasso, empia abiezione,

Eterno monumento alla negazione dell’amore.

  ***

Postato da: Pickett alle 19:30 | link | commenti (9) |
poesie, aggiornamento 16