Leggende dalla Cripta di Cthulhu

Racconti di Simone Ceccano e Luca Nisi liberamente ispirati all'universo del maestro H.P.LOVECRAFT

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martedì, 27 dicembre 2005
Editoriale: LEGGENDE DALLA CRIPTA DI CTHULHU parte XXIII

“La vita è una cosa orribile e dietro le nostre esigue conoscenze si affacciano sinistri barlumi di verità che la rendono ancora più mostruosa. La scienza, già oggi sconvolgente nelle sue terribili rivelazioni, rappresenterà la fine della razza umana […] quando fornirà alla nostra mente la chiave di orrori insopportabili che un giorno dilagheranno nel nostro mondo .” H. P. Lovecraft

Spero abbiate passato un gioioso e propizio Yuletide quest’anno e che le vostre anime siano tornate dalle nebbie di Kingsport cariche di nuovi oscuri propositi per il 2006 che sta arrivando. Sarò di poche parole, ho lasciato il compito di fornirvi un oscuro e tormentato spunto di riflessione per l’anno venturo alla penna del nostro amato Howard Phillips Lovecraft. Da parte mia invece non posso che ringraziare di nuovo tutti i lettori di questo blog che ci accompagnano da ormai 23 aggiornamenti e che ci danno la forza e gli stimoli per continuare ancora questo lungo viaggio alla ricerca dei nostri incubi peggiori. La vignetta è un dettaglio dello special di Natale 2004 della UNSPEAKABLE VAULT OF DOOM che per una volta l’anno ci da l’opportunità di godere del nostro dio tentacolato preferito senza essere colpiti dai soliti laceranti incubi… Buon 2006 e buon proseguimento del viaggio…

Postato da: Pickett alle 15:25 | link | commenti (7) |
editoriali, aggiornamento 23

Poesia: LA RICORRENZA

LA RICORRENZA

 Una poesia di Simone Ceccano

Illustrazione Copyright © Michel Roux

Lasciami udire l’eco del rantolo del mio respiro

Perdersi tra i vuoti corridoi di interminabili labirinti,

Che si perdono tra le bianche pareti della mie mente,

Tra il freddo marmo di pensieri inespressi e prigionieri.

L’oggi è uguale a ieri e domani sarà figlio dell’oggi

E la mia anima vola via pian piano come un rantolo,

Finché non avrò più fiato nei polmoni e la corsa avrà fine

E il freddo marmo sarà infine una dolce incosciente prigione,

Libera tomba dall’eterna Ricorrenza che è l’esistenza umana.

 ***

Postato da: Pickett alle 16:49 | link | commenti (4) |
poesie, aggiornamento 23

mercoledì, 28 dicembre 2005
Racconto: RIFLESSIONI NEL BUIO - quinta e ultima parte

RIFLESSIONI NEL BUIO

 Un racconto in cinque parti di Luca Nisi

 

BUSSANO ALLA PORTA

Aprire una porta e dire addio al tuo presente. Piangere il passato e salutare malinconicamente il futuro. Questa è la conclusione di questo mio tormento onirico. All’inizio vi ho parlato di pensieri discutibili e definitivi. Mi chiedo se sia davvero corretto raccontarvi cosa hanno visto gli occhi della mente dopo aver varcato la quarta porta. Se sia più nobile non inquinare la vostra coscienza con milioni di domande. In fondo potreste mai credere a queste e alle righe precedenti? Suppongo che i sogni possano venire ed andare a loro piacimento, ma se qualcuno li pensa per noi? Davvero sarete così coraggiosi da credere che qualcuno o qualcosa influenza in modo indelebile i nostri sogni?  Che sia Cthulhu che attende sognando o Tnargh-guh, colui che ode in fondo al pozzo della piramide? Purtroppo dormire è necessario e sognare a volte è un bel regalo che sprigiona fantasie, colori o sentimenti audaci. A volte sono incubi ed a volte è solo buio. La quarta porta fu atroce perché mi sporcò i piedi di fango. Sì, i miei piedi erano in mezzo ad una banale palude di fango dopo che aprii quella fatidica quarta soglia. Questa volta attraversai il mondo dei sogni in pigiama. Di solito il mio abbigliamento era irrilevante negli altri viaggi. Ma il disagio di brontolare nel fango in pigiama (blu a righe bianche) era una cosa troppo evidente per non riflettere che il mio malessere era quello dell’uomo. Un uomo in pigiama nel fango primordiale. Ricordate le percezioni? Ricordate Amleto e le sue regioni inesplorate? Arrivo al punto. Ho attraversato una palude sterminata dove delle creature orripilanti riposavano e si generavano nella melma, sotto uno splendido cielo stellato. Un firmamento non alieno, una volta celeste con nomi precisi, con qualifiche date dall’uomo, come: Via Lattea, Andromeda, Orsa Minore etc etc. Ho visto degli esseri con delle protuberanze a forma di stella fagocitare nostri simili. Non ho pianto per la mia incolumità. Ho pianto vedendo degli uomini morire. I loro sguardi spenti perdersi tra le fauci di esseri abominevoli. Mangiati vivi, il loro sangue confondersi e perdersi nel pantano. Concimare una terra che pian piano cominciò a cambiare forma, a trasformare le inquietanti paludi nelle sacre sponde della nostra madre terra. Ho visto crearsi valli, pianure, montagne ed oceani, tutti quei paesaggi che i nostri occhi sono abituati a contemplare. Poi,  assistere impotente quegli esseri infiltrarsi in mezzo a noi, scippare anime solo per saziare la loro fame. Li ho visti nascondersi nelle nostre profondità marine in città scintillanti, sulle montagne più remote dentro caverne scavate dal tempo, nei deserti dentro piramidi in città senza nome. Chi siamo noi? A chi dobbiamo i nostri lineamenti scimmieschi? Chi dobbiamo ringraziare per quello che ora siamo? Ci appartiene il mondo che calpestiamo da secoli? O siamo solo vittime incoscienti di qualcosa che non fa rima con il genere umano? Mi sono angosciato sognando l’uomo trattato come noi trattiamo una gallina, un bovino o un maiale, semplicemente come bestie da macello. Esisteva davvero un mondo prima della nostra venuta di cui noi non siamo consapevoli? Chi sono io per aver dovuto sognare e comprendere tutto questo? Perché questa volta non sono morto, ma ho visto morire i miei simili? Perché qualcuno mi ha fatto scacco matto, lasciandomi solamente due piedi sporchi di fango al mio risveglio? Perché ora la mia coscienza mi ha reso vile?  Perché ora non sogno più, ma tristemente aspetto che qualcosa stavolta attraversi la soglia  e mi porti via, come quando noi apriamo il frigo in piena notte e fagocitiamo affamati l’avanzo della cena… Ma silenzio, adesso! … Bussano alla porta…  

 ***

Postato da: Pickett alle 15:44 | link | commenti (2) |
racconti, aggiornamento 23

giovedì, 29 dicembre 2005
Racconto: NONA DIMENSIONE - parte quinta

NONA DIMENSIONE

 Un racconto di Simone Ceccano

Seguirono nuovi mesi di ricerche e il ricordo degli uomini morti nelle orrende profondità di quel tempio nella caverna sbiadì di fronte ai luccicanti abbagli con cui il dottor Guidi accecava la mente e i desideri del suo allievo. Nel proseguire ribadirò che, sebbene sia perfettamente a conoscenza di quello che accadde nei mesi successivi nello studio di Monteverde, non entrerò troppo nei dettagli, essendo mio preciso dovere sorvolare sui alcuni dei passi successivi, che avrebbero svelato il mistero intorno alla Testa del Giaguaro e ai segreti dei Sacerdoti di Chavin. A cosa avevano portato gli studi del dottor Guidi! I calchi delle iscrizioni alla base dell’orrendo idolo del dio Sacsayhuaman rivelarono tutto ciò che c’era, che ardiva, che bramava dietro di essi. Antichi incantesimi dei popoli della Mesopotamia, trapiantati nell’inaccessibile città sulle Ande di Chavin de Huantar. I sacerdoti di Chavin parlavano l’accadico, la lingua del Vicino Oriente antico, la lingua dei re assiri e dei despoti di Babilonia. E avevano custodito rituali più antichi di quei popoli stessi, continuando un’efferata tradizione millenaria che ora Guidi aveva riesumato dall’eterno oblio. Sarò breve nello spiegare a cosa miravano le ricerche di una vita del professor Giacomo Guidi. I sacerdoti di Chavin de Huantar conoscevano il segreto per entrare in quella che i teosofi chiamano nona dimensione. La Testa del Giaguaro, che ora Dei sapeva essere nient’altro che una goffa riproduzione dell’orrendo Sacsayhuaman, era il fulcro per permettere che questo fosse possibile. Il complesso cristallo, foggiato a immagine e somiglianza del dio dei sacerdoti di Chavin, e che ormai Dei non dubitava più fosse originariamente custodito nella nicchia vuota alla base dell’idolo mostruoso, non era altro che un mezzo per infrangere le barriere dello spazio e del tempo. Un po’ come i favoleggiati Specchi di Gorth del famoso libro della Dr. Klenze di Londra, uscito in Italia con bassa tiratura alla fine degli anni ’70. Opera screditata dalla stragrande maggioranza dell’Archeologia ufficiale di tutto il mondo, ma che Guidi teneva in considerazione come una delle fonti fondamentali della ricerca che stava portando a termine con il suo giovane allievo. Accanto ad altri reperti la cui esistenza tutt’ora non è avallata dalla Scienza ufficiale, come i succitati Specchi e l’altrettanto leggendario Tetraedro di Pnath, veniva citato il manufatto perduto che Guidi aveva trovato nei pressi di Chavin de Huantar e che ora si schiudeva agli occhi dei due ricercatori con tutte le sue tremende potenzialità. La Testa del Giaguaro era indicata nelle antiche iscrizioni quale unico mezzo conosciuto per entrare nella nona dimensione, una realtà perfettamente speculare alla nostra ma con alcune importanti differenze, la maggior parte delle quali erano completamente sconosciute. Tra le poche cose che si sapevano, stando agli studi del professore, era che il tempo tra le due dimensioni scorreva parallelo, la scrittura utilizzata non era minimamente paragonabile alla nostra e, cosa essenziale per gettare definitivamente luce su quello che stiamo raccontando, l’altra metà della risposta a tutti i quesiti e i misteri irrisolti della nostra realtà si sarebbero trovati nella nona dimensione. Questa era infine la grande ossessione del dottor Guidi. L’ossessione che aveva guidato la sua esistenza fino a fargli rinnegare tutto ciò in cui aveva creduto saldamente in precedenza. Riuscite a comprendere quale fosse la sua visione? Un uomo con il suo enorme bagaglio di sapere, una volta varcata la soglia della nona dimensione, avrebbe potuto tutte trovare le risposte agli enigmi della storia e dell’archeologia! La totale sapienza sugli antichi misteri delle due Terre. Un premio oltre ogni immaginazione per il quale vale bene giocarsi la vita e anche l’anima. Guidi sarebbe stato il benefattore dell’umanità, alleviata per sempre dalle eterne domande che la incatenavano alla sua misera condizione. Negli ultimi anni il dottor Guidi aveva tristemente constatato di stare diventando pian piano troppo vecchio. Avrebbe rischiato di morire prima di veder completata la sua opera. Poi l’incontro con Dei e con il suo entusiasmo avevano cambiato le rassegnate prospettive del vecchio professore. Qualcuno lo avrebbe infine aiutato a completare l’opera ed osare l’inosabile: il ragazzo che aveva scelto di condividere le sue ricerche e che lo aveva seguito senza fare troppe domande. Forse unicamente per questa ragione Dei non aveva subito la sorte del suo sventurato predecessore e il dottor Guidi aveva deciso di salvargli la vita, sacrificando quella dei peruviani a quelli che Dei nei suoi incubi  ormai chiamava i demoni della montagna. Oppure i demoni vendicatori di Sacsayhuaman, come venivano citati nelle antiche iscrizioni oggetto del loro studio, in quel passo oscuro che suonava come un letale avvertimento e che il dottor Guidi minimizzava sempre, ormai accecato dall’imminente compiersi della sua missione:

“Il non iniziato che osi evocare le potenze che dormono nel profondo delle antiche montagne, rammenti che l’uomo che varcherà senza permesso la Soglia che non si deve varcare non raggiungerà mai la pura conoscenza, ma macchierà in eterno la sua anima del sangue di una schiera sterminata di innocenti, perché gli dei hanno proibito il sapere a tutti gli uomini, e i demoni vendicatori di Sacsayhuaman il custode, generati a sua immagine e somiglianza nel ventre del mondo, si desteranno dal loro antico ritiro, seguiranno  il profanatore oltre la soglia e allora il vento e l’ombra porteranno la morte dalle caverne al cielo, e il buio divorerà  tutto e anche il sole sarà soffocato dal sangue…”  [continua…]

 ***

Postato da: Pickett alle 16:05 | link | commenti (1) |
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venerdì, 30 dicembre 2005
Poesia: CTHULHU ATTENDE

CTHULHU ATTENDE

 Una poesia di Luca Nisi

Illustrazione Copyright © 1997 Malcom Hee 

Cthulhu attende…

Dicembre sta finendo,

Sta svanendo sotto la neve,

Flagello di vecchie dimore.

Dicembre sta morendo,

Come un tramonto sul mare

Su un porto decadente.

Yuletide rimbomba,

Lacera l’aria

D’umide caverne.

Cthulhu attende…

Dicembre si consuma,

Sotto le urla agghiaccianti

Del tempo che si frantuma.

Dicembre balbetta,

Impallidisce,

Bisbiglia preghiere.

Yuletide incombe,

Tra le colonne di Y’ha-nthlei

In una notte insonne.

Cthulhu attende

Che venga il suo regno

D’incubi e decomposizione.

 ***

Postato da: Pickett alle 12:37 | link | commenti (8) |
poesie, aggiornamento 23