Leggende dalla Cripta di Cthulhu
Racconti di Simone Ceccano e Luca Nisi liberamente ispirati all'universo del maestro H.P.LOVECRAFT
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Chiunque voglia contattare i Custodi della Cripta di Chtulhu può scrivere a PICKETTBLOG@YAHOO.IT

La porta dell'Inferno è stata varcata *loading* volte...

“Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui." Ezra Pound Benvenuti in questa folle e gelida fine di gennaio. Buona Lettura 
FALENE
Un racconto di Simone Ceccano

Dio mio, erano centinaia. Se avessero avuto occhi Lorenzo avrebbe giurato che lo stessero fissando in centinaia, mentre a legioni i suoi incubi penetravano il fragile rifugio che si era costruito negli ultimi mesi. Si alzò in piedi e raggiunse barcollando la porta e il corridoio, non prima di aver nascosto sotto il letto la scatola di legno che non faceva mai vedere a nessuno. Corse in cucina e afferrò il coltello per tagliare il pane. Poi tornò sulla soglia della sua stanza e gridò con tutto il fiato che aveva in gola. I suoi genitori accorsero un attimo dopo. Il terrore e la tensione avevano stravolto il suo viso, gli occhi sembravano schizzare dalle orbite. Sudava e ansimava stringendo la lama con tutta la forza che aveva in corpo. “Mamma, papà. Stanno per entrare. Vi prego… Aiutatemi…” La sagoma magra del padre di Lorenzo era in piedi con le labbra così strette da formare appena una linea impercettibile. La madre piangeva, prostrata in un dolore che non voleva conoscere ragioni. “Smettila Lorenzo.” Disse la voce afona del padre. “Posa quel coltello e falla finita con le tue idiozie. Guarda.” E indicò l’anziana donna che singhiozzava china sotto di lui. “Hai fatto piangere di nuovo tua madre. Torna in te per l’amor di Dio.” Lorenzo sgranò gli occhi e si appiattì spalle al muro alla parete. “Dunque voi continuate a non voler credere… Ci uccideranno, lo sapete?” Il padre tuonò ancora parole di disapprovazione ma ormai non erano altro che un eco lontano. Lorenzo sapeva quello che dicevano di fare le autorità con coloro che non credevano… Doveva farlo, anche se a malincuore. Sarebbero stati pericolosi per gli altri, per chi credeva, per chi voleva combattere. E poi li avrebbero uccisi loro e sarebbe stato tanto peggio. Lorenzo non li avrebbe mai visti fare la fine di quella sciocca della signora Beatrice.
Gli anziani genitori non ebbero neppure il tempo di realizzare quello che stava accadendo che il coltello da cucina recise ad entrambi la gola. L’uomo morì sul colpo, la donna dovette essere finita ancora con un paio di fendenti prima di stramazzare come un corpo inerte in un lago di sangue. Ci fu poco tempo per le lacrime. Erano entrati infine. Non li sentì volare all’interno, nessuno aveva mai sentito emettere loro un rumore. Nessuno. Ma stavano arrivando…
La signora Beatrice portava sempre i fiori sulla tomba dei coniugi Piombini da tre mesi a questa parte. L’assassinio da parte dell’unico figlio Lorenzo della coppia di anziani l’aveva scioccata profondamente lasciandole un segno difficile da cancellare. Il ragazzo timido e intelligente che aveva visto crescere fin dai primi passi era inspiegabilmente impazzito. Dopo un periodo lungo mesi di momenti di isolamento patologico, alternati ad accessi improvvisi di follia violenta, aveva infine ucciso i suoi genitori, dopo aver tentato di ferire un vicino qualche tempo prima con un’arma da fuoco. A quanto pare Lorenzo non era sopravvissuto a lungo alle sue vittime. L’autopsia da la sua morte per collasso cardiaco due ore dopo quella dei coniugi Piombini. Gli ispettori di Polizia lo avevano trovato disteso sulla moquette della sua stanza, doveva essere morto in preda ad orribili convulsioni, con le orbite degli occhi schizzate fuori. Accanto al corpo del giovane assassino gli ispettori trovarono una strana scatola di legno intarsiato, di sicura fattura orientale ma dallo stile difficilmente identificabile. Al suo interno vi erano varie pastiglie grigiastre della forma di tante farfalle. Probabilmente l’ingestione di una o più di esse aveva provocato la morte del giovane e il prolungato stato di allucinata follia che era durato per mesi. La composizione delle curiose pastiglie è tuttora al vaglio del laboratorio analisi della Polizia di Stato.
UN’AUTENTICA LIBERTA’
Una poesia di Luca Nisi

Ti ho spiata da lassù,
Quando sei scappata via.
Quando ti sei nascosta al buio in cima alle scale.
Quando hai lasciato che lo sconforto travolgesse i tuoi occhi.
La morte è cruda,
Quando è improvvisa.
E siamo ancora più soli,
Se ti illudi che una lucciola,
Illumini l’oscurità.
Ora ti vedo dalle nuvole,
Ballare con le lacrime negli occhi,
Scarabocchiare il dolore nella musica.
Finalmente consapevole che a volte, morire,
è un'autentica libertà.
***
Un racconto di Luca Nisi

Un urlo. Fu la prima esperienza che visse l’uomo dopo aver varcato la soglia. Poi fu solo un incessante gorgogliare che si ripeteva continuamente. L’ambiente che lo circondava era assolutamente alieno e non aveva niente a che fare con l’uomo. Ora anche lui aveva varcato la porta ed era negli spazi profondi, probabilmente a pochi passi dalla Città Morta. Camminava esterrefatto ed impaurito lungo un corridoio fatto di colonne altissime, tanto che cercare di scorgerne la fine era impossibile, come cercare una lucciola in un fascio di luce. Era solo, eppure sentiva di avere accanto “presenze invisibili”. L’urlo che lo aveva accolto gli aveva ricordato il pianto disperato di un neonato. Il cielo sopra
***
IL DESERTO DEI RICORDI
Una poesia di Simone Ceccano

Il passato è un bicchiere colmo di sabbia e niente più,
E ogni volta che cerco di ricordare mi scopro assetato,
Assetato e immemore perché non c’é senso nei ricordi,
Che hanno smesso di esistere dall’istante successivo,
E rimangono vuoti frammenti, cocci di bicchiere,
In una mente che ha sete e cerca invano acqua nel deserto.
***