Leggende dalla Cripta di Cthulhu
Racconti di Simone Ceccano e Luca Nisi liberamente ispirati all'universo del maestro H.P.LOVECRAFT
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Chiunque voglia contattare i Custodi della Cripta di Chtulhu può scrivere a PICKETTBLOG@YAHOO.IT

La porta dell'Inferno è stata varcata *loading* volte...


Maledetta umanità! Maledetta umanità. Quanto ti disprezzo. Il mio unico desiderio è il risveglio del grande ed onnipotente Cthulhu. Che ci divori tutti! Povero pianeta devastato da questa piaga invereconda, viviamo in una nazione dove la ribalta è per mediocri personaggi ed abominevoli esseri come madri assassine e pedofili. Sono anni che urlo da questo blog il mio personale disgusto verso la razza umana. È davvero più pauroso un thriller o il telegiornale della sera? Purtroppo non credo che sia Nyarlathotep a celarsi dietro gli abominevoli delitti che ogni giorno riempiono le prime pagine dei giornali, anche se lo stesso Necronomicon ci avverte che sarà lo stesso Nyarlathotep a permettere a Nygotha di ripulire la terra in attesa del ritorno dei Grandi Antichi. Nella speranza di una nuova era, quel che vi resta sono le confessioni agghiaccianti di Ludwig Heimann e di un uomo che ha osato pronunciare un nome che non dovrebbe neanche essere sussurrato.
LN
“Dicono che il tempo e' il fuoco dentro al quale bruciamo.”
[Dr. Tolian Soran - Star Trek – Generazioni]
IL DIARIO DI LUDWIG HEIMANN
Un racconto di Simone Ceccano

[ File VII – 0 – β: IL PROGETTO FAFNIR ]
“Il colorito della loro pelle ormai mummificata era di un pallido celeste, anche se non possiamo essere certi che fosse così anche in origine, quando gli empi corpi di quelle creature pulsavano di oscena vita, camminavano, costruivano città e astronavi, e forse dominavano gli uomini. L’aspetto era tozzo, come quello dei rospi, la coda di salamandra e i quattro arti anteriori e superiori che terminavano con delle ‘mani’ palmate spiegavano più che bene il perché avessimo trovato i resti della nave su di un’isola, circondata dal mare. La testa era simile a quella dei camaleonti e tre occhi sporgenti, per fortuna ora spenti, che sembravano disposti casualmente su di essa ci permisero anche soltanto di immaginare cosa volesse dire incrociare lo sguardo di quelle creature. Solo la rottura delle bare croigeniche aveva permesso la morte di quegli esseri, la cui longevità aveva dell’incredibile. Gli studi iniziati dagli italiani prima che fossero estromessi dalla ricerca ipotizzavano che ciascuna di quegli anfibi era vissuto per più di 20.000 anni, duecento volte la vita di un uomo pur al limite della longevità consetitaci. Fui aggregato al progetto di ricerca in qualità di ufficiale delle S.S. e di scienziato. Fu a Berlino che dissezionammo per la prima volta una delle salme meglio conservate di quelle creature. C’era un bunker segreto una volta, nel parco antistante il vecchio Reichstag. Fu riempito di cemento e murato 12 anni fa e non ne resta traccia oggi. Ma c’era un laboratorio ignoto ai più, sotto l’erba e gli alberi e proprio in quel laboratorio nientemeno che il Fuhrer in persona assistette per la prima volta all’autopsia di una creatura intelligente che non fosse umana. Ricordo che venne a farci visita due giorni prima un ufficiale della Wehrmacht mai visto prima. Venne a dirci che Hitler era impaziente di vedere il ‘mostro’ che avevamo portato da Rodi, il preistorico cosmonauta che ci aveva garantito la vittoria grazie alle conoscenze scientifiche che eravamo riusciti a rubargli. Non avremmo dovuto avere troppa fretta nello squartare quella ‘bestia’, così definì la creatura l’impettito e idiota generale che era stato mandato a darci le istruzioni; il Fuhrer voleva vedere, la sua era una curiosità quasi morbosa. Persino i nostri primi tentativi di colonizzazione della Luna che iniziavamo in quegli anni erano per lui in secondo piano rispetto a quello che stavamo facendo in quel laboratorio. Ricordo che ci furono altre tre occasioni il cui il Fuhrer volle assistere ai nostri esperimenti, e sempre quando si trattava di studiare l’anatomia degli esseri anfibi le cui salme avevamo portato da Rodi. In uno degli incontri invitò persino Mussolini dall’Italia, ma quella volta non ero presente in laboratorio, ero in Francia per un viaggio di ricerca. A quanto ne sappia a parte noi dell’equipe, Himmler, il Fuhrer e il Duce quella sola volta, nessun altro è sopravvissuto per dire di aver visto quelle creature. Lo stesso generale che assistette alla prima seduta di esperimenti, fu fatto eliminare pochi giorni dopo da uomini delle S.S. che lavoravano per noi. Ad oggi io sono il solo a sapere, oltre al Cancelliere e a un paio di uomini di sua fiducia. Le casse da Rodi giungevano sempre sigillate e direttamente per via aerea dall’isola. Nessuno oltre i componenti della nostra squadra di ricerca poteva dire di averli visti. Come ho detto, gli scienziati italiani che per primi li avevano scoperti erano stati eliminati e per quanto ne sappiamo, prima di morire nessuno di loro avevano divulgato la notizia della scoperta, e Mussolini stesso si portò il segreto nella tomba, molto prima del Fuhrer. Gli esperimenti che conducevamo al laboratorio avevano uno scopo ben preciso e sarò breve nel spiegarlo. I geni di quelle creature, pur così diverse dai mammiferi, avevano sorprendenti analogie con quelli dell’uomo.” [continua…]
***
IL CREPUSCOLO DELL’AMORE
Una poesia di Luca Nisi
Tramonta il sole, mentre gli ultimi raggi accompagnano il mio peregrinare.
Soffia gelido il vento, che accarezza le ortiche che avvolgono il mio sentiero.
E il mio pensiero vola a quel bacio che morì sul tuo viso impaurito…
Un istante fissato nel tempo, le tue labbra, il mio respiro…
Ora sono solo ricordi sospesi nel crepuscolo dell’amore…
Oltre le colline, arriva appena il tuo parlare piano e, dentro di me, si annida la pericolosa tentazione di pungermi ancora ed ancora.
***
SEPOLTO VIVO
Una poesia di Simone Ceccano

Fa rabbrividire udire un singhiozzo
Soffocato tre metri sotterra,
Inginocchiati su una lapide ben nota.
Fa disperare udire i passi
Dell’assassino fuggire lontano,
Lasciandoti urlare nel buio. Sepolto. Vivo.
***
NON PRONUNCIARE
Un racconto di Luca Nisi

“Nella capitale egiziana ho soggiornato varie volte e in diversi luoghi. Mi ricordo una bettola al centro, con l’insegna in inglese che recitava: Il Sultano Hotel, dove, tra le altre cose, ho dovuto regalare sorrisi ammiccanti ad una discutibile portiera per favori primari come un ventilatore. Ho cenato anche nei nuovi e moderni Grandhotel, ma il posto migliore di quella città è il suo deserto. Ho avuto la fortuna di accamparmi con i nomadi del deserto, mangiare con loro, ‘navigare’ i cammelli nel deserto e vedere le loro donne ballare intorno al fuoco aspettando l’alba, una visione straordinaria, una palla di fuoco nascere dalle dune.” Ero davvero affascinato dalle sue parole, ma in tutta l’intervista, nascosta fra le parole, mi sembrava di percepire nei suoi racconti un velo di tristezza. “Qual è il locale migliore dove ha cenato Mr Gently?” Gently intanto assaporava formaggi francesi. Non aveva finito di spalmarne un po’ su del pane che rispose. “Da Carmine a New York.” Henry, che si era seduto da qualche minuto, intento a mangiare anche lui, intervenne. “Di al ragazzo con chi cenavi lì.” Gently sorrise compiaciuto. Si girò verso di me e mi lasciò di stucco. “Marylin Monroe e Joe di Maggio.” Sgranai gli occhi. Gently rise e riprese a parlare. “All’epoca, frequentavo per lavoro molti giocatori professionisti come Joe e spesso c’era anche la moglie. Marylin. Capitava di cenare insieme da Carmine a Broadway. Spesso finivo fotografato sulle riviste delle soubrette.” Quando gli chiesi di parlarmi dell’attrice preferì tacere, diceva di aver già espresso troppe volte la sua opinione, preferiva ricordarla ai tempi felici da Carmine. Non insistetti e gli chiesi di parlarmi ancora di New York. “Ai turisti consiglio di visitare la chiesa di San Bartolomeo sulla cinquantaduesima strada. Ai giovani come te consiglio di alloggiare all’East village.” Henry rise. Ne seguì una conversazione in americano tra i due, dove riuscii appena a comprendere qualche nome di donna e di whisky. Quando riprese a raccontare, Gently disse di andare a visitare un museo in particolare. Il museo Pickman del compianto professor Noir. “Ci sono un sacco di cose interessanti da vedere lì” aggiunse. Per il drink del dopo cena consigliò un pub, sempre al East villane, The Clifton. Un locale non tanto grande, ma in grado di ospitare diverse generazioni di cittadini della Grande Mela. Lì Henry e Gently avevano vissuto diversi momenti di gioia e spensieratezza. Nominarono diversi amici e per molti ci furono diversi brindisi. Poi Gently mi tenne in silenzio per una buona mezzora, lasciandomi solo il compito di cambiare il nastro al mio registratore per parlare di Cuba. Era notevolmente innamorato della sua residenza attuale. Come Henry, non viveva più negli Stati Uniti e, come lui, non ne rilevò il motivo. Sembrava, forse per il vino, molto rattristato di aver lasciato l’isola, ma gli affari lo portavano a Roma. Incoraggiava la situazione politica cubana e mi disse diversi nomi di bar sul lungo mare de L’Avana, consigliandomi di farmi cullare dal rum e dalle bellezze locali. “Ci sono posti che sconsiglierebbe, Mr Gently?” Chiesi incuriosito. Gently, che in quel momento aspettava solo un caffè, rispose immediatamente. “Spero non lo sia Roma.” Poi intervenne Henry. “La tomba.” Gently annuì e continuò l’intervista. “Boston sicuramente. Città proprio anonima. Beh, inospitale come Innsmouth proprio no!” “Innsmouth?” Chiesi. “Una città dimenticata dove ho sepolto la mia vecchia auto.” Gently si alzò in piedi e abbracciò calorosamente Henry, promettendogli di tornarlo a trovare un giorno. Mentre ci salutavamo, mi confessò che altri cinque minuti e mi avrebbe parlato anche di un certo luogo chiamato Absu. Mi sorrise, si aggiustò i pantaloni color avana fino agli stivali, si accese una sigaretta e sparì tra lo sciame di turisti diretti ai musei di Parigi. Henry, che lo seguiva con lo sguardo, sussurrò: “Ci rivedremo all’inferno amico mio.” Riportai tutta l’intervista su carta ma rimase nel cassetto della mia scrivania nella casa dei miei genitori dove allora vivevo. La società per cui dovevo scrivere il libro fallì qualche mese dopo l’incontro al “Fuori i secondi”. I nastri dove avevo inciso l’intervista mi sono stati rubati quattro giorni fa. Curiosamente mancano solo quelli dove era registrata l’intervista e la voce di Rick Gently. Tutto questo è accaduto quando, qualche mese fa, al rientro da un mio viaggio di piacere in Italia, acquistai in una antica libreria un volume. Dovetti comprarlo appena lessi il titolo e la prima pagina. Era “La morte ha gli occhi neri”. In pratica, il testamento morale di un uomo chiamato Rick Gently. Scritto a quattro mani, il romanzo è una sconvolgente confessione di Gently al mondo. Gli autori si nascondono dietro degli pseudomini. Ho tentato di rintracciarli, volevo dare la mia testimonianza, ma ho trovato solo segreterie telefoniche, caselle postali o indirizzi web. Incuriosito da quella storia narrata nel libro acquistato in Italia, ho trovato altre probabili tracce di Gently. In un libro inchiesta di Sonya Rodriguez, una giornalista assassinata misteriosamente proprio qui a Parigi negli anni settanta! Era intitolato “Innsmouth, un massacro dimenticato”, si parla di un teste oculare, qualcuno scampato anche al manicomio in Nuova Scozia. In questi due libri ho trovato tutti i posti di cui Gently mi aveva raccontato ed anche il significato dell’ultima parola che ascoltai da quell’uomo: l’Absu. Infine, incredibilmente, ho trovato anche delle risposte che all’epoca erano sfuggite alle mie domande. Ho cercato di fare altre ricerche sistematiche su Gently e le ultime notizie sono proprie le stesse che avevo avuto io a metà degli anni settanta. Fu visto l’ultima volta a Roma. Quando chiesi informazioni all’ambasciata americana mi hanno fatto capire che non dovevo interessarmi al soggetto Rick Gently. “Il fuori i secondi” era ancora aperto quando ci tornai, ma Henry da diverso tempo aveva lasciato il locale e Parigi per un nuovo lavoro in Inghilterra, non lasciando, come il suo amico, nessun recapito. Forse Henry stava fuggendo, pensai. Continuai lo stesso le mie ricerche. Però, da quando mi sono messo di nuovo in bocca quel nome, dopo anni, anche la mia vita è decisamente cambiata. Ora ho subito un altro furto. Il prezioso libro che acquistai in Italia è scomparso e mi sono arrivate diverse minacce, anche di morte. Eppure, devo solo a me stesso tutti questi guai perché, appena conosciuto, lo stesso Rick Gently mi aveva avvertito di non pronunciare mai il suo nome.
***