Leggende dalla Cripta di Cthulhu
Racconti di Simone Ceccano e Luca Nisi liberamente ispirati all'universo del maestro H.P.LOVECRAFT
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Chiunque voglia contattare i Custodi della Cripta di Chtulhu può scrivere a PICKETTBLOG@YAHOO.IT

La porta dell'Inferno è stata varcata *loading* volte...

Benvenuti cari lettori a questo aggiornamento di fine maggio, anche se sono i primi di giugno e come consuetudine fuori piove, come spesso accade quando tocca a me scrivere un editoriale per voi. La pioggia accompagna la mia vita in molteplici sensi e ancora una volta accompagnerà le mie parole in quest’ennesima presentazione dei nostri scritti, chiamateli come volete. Ultimamente è diventato difficile scrivere, sentirsi ispirati, credere nell’esistenza di qualcosa in questa parte del mondo capace di avere un senso per te, capace di emozionarti almeno un pò. I sentimenti e l’ispirazione che riusciva a trasmettermi il quotidiano sembrano così lontani ora… Di fronte alle mostruosità di una società proiettata a velocità pazzesca verso un binario morto quale orrore ulteriore potrei trovare? Già, come scovare l’orrore in una cosa di per se già più marcia di un cadavere? Cosa può farmi – farci – paura più della stessa realtà impazzita che viviamo ogni giorno? Devo aprire delle porte, chiuderne altre, compiere un passo ulteriore e ritrovare in tutta questa oscurità la lanterna del demone che un tempo guidava il mio cammino. Vi lascio a Ludwig Heimann e alla sua folle confessione, alla genesi dell’orrore perpetrato da Leo ne L’appartamento sul Tevere, che ritroviamo in L’amore che divora, l'ottimo prequel scritto da Luca che vi svelerà i segreti che hanno portato un uomo ad uccidere per amore di un mostro; a pensarci bene anche questo sembra quotidianità. Vi lascio infine alla pioggia e alla speranza per entrambi di riuscire un giorno a scorgere, se non un raggio di sole, perlomeno l’epicentro del temporale.
Buona Lettura
L’AMORE CHE DIVORA
Un racconto di Luca Nisi

1.
A Scott non importava che lo stereo della macchina invece di suonare della musica, trasmettesse una messa cantata. A Scott non faceva nessuna differenza ascoltare dei salmi in latino, fissava il mondo fuori dal finestrino incurante anche della direzione dell’automobile. Simone continuava a guidare verso il lungotevere. Scott era ancora intento a scrutare fuori mentre, dalle casse dello stereo, un mater deus riempiva tutto l’abitacolo. “Scott spostati!” - urlò Simone. Scott si voltò appena percepì il suo nome. Tirò fuori la lingua, indirizzò il muso verso il suo padrone, spostò le zampe dal finestrino e si accucciò sul sedile posteriore. “Bravo.” - esclamò Simone che aveva seguito la scena dallo specchietto retrovisore. Ancora un paio di chilometri e sarebbe arrivato all’appartamento del suo amico Leo. A Roma la serata era fresca. Il ponentino aveva spazzato tutte le nuvole e il temporale ormai era solo un ricordo. Le stelle brillavano nel cielo come non mai; se la luce artificiale fosse scomparsa sarebbero state le stelle ad illuminare la strada al vecchio maggiolino nero sul lungotevere. Trovare parcheggio, come al solito, non fu una cosa facile, ma ormai Simone sapeva che questa, probabilmente, sarebbe stata l’ultima volta che sarebbe andato a trovare Leo. Simone non ne voleva sapere più niente del suo amico. Come Pilato, a questo punto, se ne sarebbe lavato le mani; quindi, una volta preso l’ultimo assegno, avrebbe fatto i bagagli e avrebbe accettato quel posto di lavoro a Napoli. Un’uscita senza clamore, giusto il tempo di saldare i debiti, lasciare Roma e sopratutto quel maledetto appartamento sul Tevere. Simone fece il giro dell’isolato un paio di volte, poi riuscì ad infilare l’auto di fabbricazione messicana proprio sotto il palazzo di Leo. Spense l’auto e lasciò la messa ancora per un po’. Prese coraggio, spense la radio, fece scendere Scott e con lui si avvicinò al citofono. Suonò per tre volte: era un segnale concordato con Leo. Quest’ultimo non avrebbe assolutamente risposto, si sarebbe solo preparato e, a breve, sarebbe apparso sul portone. Scott annusava i muri e bagnava le ruote delle macchine parcheggiate, mentre Simone si stringeva nel giacchetto di pelle nera fumando l’ennesima Marlboro. “Aveva ragione Luca, non dovevo cacciarmi in questa storia.” Simone rimuginava sulla situazione che gli era sfuggita di mano; troppo cari gli erano costati questi trecentomila euro. Ma ormai il dado era tratto e, senza farsi scrupoli, avrebbe preso l’ultimo assegno e sarebbe scappato via da Roma. Che strano, ammise fra sé e sè, tutto era cominciato un anno fa, proprio in una sera come questa… [continua…]
***
UTOPIA
Una poesia di Simone Ceccano

E’ utopia ricordarsi di essere vivo
Quando tutto intorno a te è ormai morto.
E’ utopia ricordarsi di amare
Quando l’amore si è sempre scordato di te.
E’ utopia ricordare anche il tuo nome
Se il mio è stato cancellato dal libro dei ricordi,
Depennato dal registro della vita,
Spazzato da venti d’indifferenza,
Eroso dall’invidia, dalle colpe mie e altrui,
Sepolto dalla sabbia che mi annebbia la mente.
E’ utopia, utopia!
Nient’altro che utopia…
Parola il cui significato non rammento
E per questo ancor più mi fa paura.
***
IL DIARIO DI LUDWIG HEIMANN
Un racconto di Simone Ceccano

[ File VII – 0 – β: IL PROGETTO FAFNIR ]
“Non facemmo congetture su questa incredibile parentela, ci interessava un fine ben più pratico, questi erano gli ordini. Le nostre cavie iniziali erano selezionati giovani di purissima razza ariana, volontari dall’esercito o atleti di fama che già avevano coperto di gloria il Reich, insieme al fior fiore delle fanciulle di tutta
***
I SETTE SOLI DI GORTH
Una poesia di Luca Nisi

Segui le raccapriccianti urla del vento,
Fino all’oscuro sentiero degli dei, nascosto nell’innominabile foresta di pietre.
Cammina lento come la neve che cade,
fino all’altare del Tempio del Guardiano.
Specchiati nel terribile vetro di Leng ed osserva i ciclopici confini del tempo.
Scruta nell’immenso orizzonte i sette occhi rossi e mostruosi di Gorth.
Li vedrai immobili ed orribili, come una supplica scritta col tuo sangue.
(Trattasi probabilmente di un lamento funebre tramandato oralmente da tempo immemorabile. Si presume sia originario della zona di Dashour in Egitto)
***