Leggende dalla Cripta di Cthulhu

Racconti di Simone Ceccano e Luca Nisi liberamente ispirati all'universo del maestro H.P.LOVECRAFT

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venerdì, 29 giugno 2007
Editoriale: LEGGENDE DALLA CRIPTA DI CTHULHU parte XL

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La stanza era completamente inondata dal sole e vedevo appena l’altra parte di essa. I computer erano stai quasi tutti scagliati via dalle scrivanie, tastiere e video erano stati scaraventati in ogni luogo. Silenzio e polvere mangiavano lentamente il resto della stanza. Scansai diverse sedie e volumi per farmi spazio in quello che prima della fine del mondo credo fosse un open space lavorativo. All’improvviso un bagliore interruppe il mio navigare tra i detriti. Che paradosso! Il mondo è finito eppure un computer lì in fondo alla stanza funziona ancora. Una schermata blu si confondeva nella luce del sole che implacabile divorava il mondo. Ancora pochi momenti e la vita che tutti conosciamo sarebbe finita. La temperatura tra poche ore sarebbe stata insostenibile. Consapevole della fine imminente mi avvicinai allo schermo che miracolosamente era sopravvissuto alla catastrofe. Sfiorai la tastiera come fosse il corpo di una bella donna, pulii lo schermo con cura, sognando: Internet! Internet! Una lacrima sfiorò la mia guancia, forse era sudore, non lo so, ma aspettando la fine avrei almeno navigato per non impazzire. Ma la pagina recitava un requiem che non assolve i miei peccati: “non in linea”. Che stupido! Tutto è morto ed io credo nei miracoli. Comunque lo  sfondo blu era ancora lì e recitava nel silenzio del rumore: aggiornamento 40.

Recuperai una sedia e come un qualunque lettore in una libreria digitale passai le ultime ore del mondo immergendomi nella lettura dell’agghiacciante L’Amore che divora e dell’inquietante Diario di Ludwig Heinman.

 

Buona Lettura

Postato da: Pickett alle 19:16 | link | commenti (11) |
editoriali, aggiornamento 40

Racconto: L'AMORE CHE DIVORA - seconda parte

L’AMORE CHE DIVORA

 

Un racconto di Luca Nisi

 

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2.

 

Era una sera come tante. Simone si ritrovava con i colleghi del Museo delle Scienze a bere una birra ad un pub irlandese vicino alla facoltà dove insegnava. Amava il whisky, ma quella sera, quasi per caso, stava sorseggiando una pinta di Guinness. Di solito la musica riempiva il locale coprendo lo sciame di voci dei clienti, invece quella sera era  vuoto e il proprietario ascoltava le notizie alla radio. Fu proprio una voce anonima a fare ascoltare a Simone la notizia che cominciò a cambiare la sua vita bruscamente. Da qualche giorno, verso le coste della Nuova Zelanda, diversi ammassi di iceberg si stavano avvicinando. La cosa, alquanto anomala, stava attirando vari curiosi ad assistere alla scena. Naturalmente i grandi massi di ghiaccio si sarebbero sciolti prima di giungere sulle coste. Quando, distrattamente, qualcuno dei suoi colleghi gli fece notare che con un elicottero si poteva avere la fortuna di atterrare su uno dei blocchi di ghiaccio e raccogliere importanti campioni, Simone era già scappato dal locale e si era precipitato nel suo ufficio, cercando di trovare subito un volo per la Nuova Zelanda. Organizzò  tutto in pochi giorni: contattò il dipartimento e si fece sovvenzionare un progetto di ricerca. Discendere da una famiglia contribuente alla cause scientifiche lo aiutò ad avere tutte le autorizzazioni e, dopo soli due giorni, con una piccola equipe era in partenza verso la Nuova Zelanda. Avido come non mai di notorietà e denaro,  Simone aveva convinto il suo amico Luca a seguirlo con una telecamera e a filmare la spedizione per rivenderla come documentario al loro ritorno. Luca, di qualche anno più anziano, era un giornalista freelance e malgrado capisse poco di scienze accettò di buon grado la proposta di Simone. La piccola spedizione si ritrovò a Fiumicino in una splendida giornata di sole. Luca fu il primo ad arrivare con la sua attrezzatura. Poi arrivò Lorenzo Rossi, l’inviato del dipartimento che avrebbe supervisionato la spedizione. Con venti minuti di ritardo rispetto all’orario previsto per l’appuntamento, giunse Simone con la sua assistente, una ragazza dai lunghi capelli neri che, guardandola bene, avrà avuto al massimo  ventisei anni. Simone salutò tutti calorosamente e dopo aver fatto le dovute presentazioni indirizzò tutti verso il check-in. Il volo decollò in perfetto orario. Simone era seduto accanto al Dott. Rossi, con il quale discusse sulla grande opportunità avuta. Simone in un lungo monologo lodava il dipartimento per i soldi che gli aveva concesso. Illustrò con tutto il suo entusiasmo la splendida occasione concessagli, ovvero quella di poter raccogliere campioni millenari dal ghiaccio incontaminato che si era distaccato dal polo e che ora si stava sciogliendo in un viaggio senza ritorno verso le coste neozelandesi. Sapeva bene che avere il pieno appoggio di Rossi sarebbe stato importante. Arrivati sul posto ci sarebbero state diverse spese da affrontare e, con l’apporto economico di cui  Rossi disponeva, tutto sarebbe stato più facile. Affittare un’imbarcazione provvista di un elicottero sarebbe costato parecchio, ma se avesse avuto il sostegno di Rossi, non sarebbe stato un peso per lui. Così promise a Lorenzo Rossi di fargli un intervista nel documentario e di citarlo come prezioso collaboratore nell’articolo che avrebbe scritto per il bollettino scientifico. Lorenzo Rossi, un uomo sulla trentina, ascoltava le parole di Simone molto attentamente. Anche se il cassiere inviato dal dipartimento indossava dei Rayban specchiati, Simone ebbe sempre la sensazione di avere i suoi occhi scuri puntati contro durante tutto il suo monologo. Intanto Luca e Mafalda, la giovane assistente del Professor Simone Sicardo, sembravano avere un feeling particolare. Infatti passarono l’intero volo a chiacchierare tranquillamente. [continua…]

 

***

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Racconto: IL DIARIO DI LUDWIG HEIMANN - quinta parte

IL DIARIO DI LUDWIG HEIMANN

 

Un racconto di Simone Ceccano

 

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[ File VII – 0 – β: IL PROGETTO FAFNIR ]

 

“Andatura dinoccolata, quasi scimmiesca. Difficoltà a coordinare i movimenti, evidenti handicap fisici e psichici. Carnagione innaturalmente pallida, apparente insensibilità al dolore, occhi vitrei, totale incapacità di emettere suoni articolati. Tutte le funzioni vitali, compreso il respiro, sono perfettamente simulate da residui impulsi nervosi, ma il soggetto, nonostante si muova e sia guidato da un illogico ed insaziabile istinto di cannibalismo, non è tecnicamente da considerarsi vivo. Esperimento riuscito.” Non potrò mai dimenticare le centinaia di ‘esperimenti riusciti’ di quei tristi giorni a Dachau, come finché non morirò non potrò dimenticare i milioni di quelli là fuori, che mi ricordano ogni giorno quello che ho fatto. Il resto è a conoscenza di tutti. Nel ’68 una cometa detta ‘Gorgone’ precipitò nel bel mezzo della parte sudorientale degli Stati Uniti, o almeno così vi è stato raccontato. Le radiazioni di quella cometa diffusero uno strano contagio che si propagò per tutto il Paese, fino al Canada a Nord e Panama al Sud. I morti resuscitarono cibandosi dei vivi, in capo a quattro anni ogni resistenza dei vivi era stata debellata, a parte pochi superstiti. Gli Stati Uniti contenevano milioni di morti viventi pronti a diffondere il contagio ovunque. Non esisteva più un esercito americano, tranne le basi fuori dal continente e i gruppi di resistenza. Chi vedrà il video di questa mia testimonianza deve ora sapere che la cometa in realtà non era altro che un ordigno creato da noi. Aveva superato le difese dei radar e aveva diffuso il gas che avevamo creato con tre anni di studi ed esperimenti e circa 53.000 morti. Un’inezia di fronte allo sterminio di 12 milioni di ebrei, e alla morte di altre centinaia di milioni di anime che gridano vendetta contro di noi in ogni parte del globo, ma all’epoca, seppure possa sembrare strano, la vita umana aveva per noi ancora un significato. Non poteva piacerci quel che facevamo. Ma era il senso del dovere, l’orgoglio patrio, la maledizione di Prometeo che ci spingeva ad agire come agimmo.  [continua…]

 

***

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Poesia: LE PAROLE DELLE DONNE

LE PAROLE DELLE DONNE

 

Una poesia di Luca Nisi

 

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Le  parole  delle donne nascono all’inferno...

Tra menzogne e sguardi ti danno ragione..

Mentre sorridono hanno già ciancicato il tuo nome..

 

Chiudo gli occhi per evitare di immaginarti qui...

Perché ormai conosco le mie passioni…

Mi tormenta ancora la differenza tra un bacio e un sogno..

 

Non posso più attendere le tue inutili attenzioni..

Il mio cuore è morto, il mio respiro è rancore e il tuo letto è sfatto..

Le tue parole ora  sono solo un fastidio.. come le lenzuola impregnate di sudore..

 

***

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Poesia: BALLATA D'ODIO

BALLATA D’ODIO

 

Una poesia di Simone Ceccano

 

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Le mie parole si infrangono

In graziose orecchie di marmo

E le mie lacrime non sono viste

Da orbite grigie senza pupille.

Carezzo seni e forme leggiadre

Ma non sento più i tremiti della carne,

Dal giorno in cui un demoniaco scultore

Imprigionò la tua anima nella pietra,

Mutandoti in statua, meravigliosa e muta.

E vorrei colpirti, colpirti, colpirti,

Fino a sgretolare la pietra,

Fino a ridurti in polvere e farti a pezzi

E vedere se dentro al marmo,

Infine, v’è rimasta ancora un’anima

O se essa non è già volata via,

Rapita da chissà quali sogni

In universi lontani da qui,

Lasciando le mie mani sanguinare,

Mentre colpisco il simulacro

Di quello che credetti di amare.

Come se si potesse amare la pietra…

 

***

Postato da: Pickett alle 19:17 | link | commenti (6) |
poesie, aggiornamento 40