Leggende dalla Cripta di Cthulhu

Racconti di Simone Ceccano e Luca Nisi liberamente ispirati all'universo del maestro H.P.LOVECRAFT

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sabato, 29 settembre 2007
Editoriale: LEGGENDE DALLA CRIPTA DI CTHULHU parte XLI

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Dateci il bentornato… Ogni tanto ci vuole una pausa per staccare dall’Inferno, ma quando si è angeli caduti e si é stati abituati per troppo tempo all’oscurità è rischioso rimanere esposti così a lungo alla luce del sole. Quindi eccoci di nuovo, di nuovo nell’Inferno di un paese senza memoria che ama crogiolarsi su falsi miti che non sarebbero rassicuranti in nessun’altra parte dell’universo, tranne qui, dove si premia la menzogna e la vigliaccheria, dove il furbo vince e infierisce contro lo sconfitto solo perché è un puro di cuore, e i puri di cuore qui all’Inferno meritano di essere abbattuti, calpestati, vilipesi. L’oblio e la semplice morte sono pene troppo lievi per chi crede ci sia qualcosa al di sopra di questo Mondo Sotterraneo in cui ci hanno costretto a strisciare come vermi. A giugno è iniziata la quarta stagione di questo blog, quattro è il numero magico che ci accompagna da sempre, sarà forse l’ultima? Chi può dirlo. Per l’intanto godetevi questo aggiornamento di fine settembre, bentornati anche a voi, bentornati all’Inferno.

Postato da: Pickett alle 18:05 | link | commenti (5) |
editoriali, aggiornamento 41

Articolo: MANUALE PER SOPRAVVIVERE AGLI ZOMBI

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Max Brooks (figlio del più famoso Mel del grande schermo), nato a New York il 22 maggio del 1972, è un brillante attore e sceneggiatore ed è l’uomo grazie al quale potreste salvarvi nel caso di un attacco zombi di classe 4. E non è uno scherzo, previa lettura del suo geniale Manuale per sopravvivere agli zombi.

Perché proprio di questo si tratta, di un manuale, né più né meno. L’avvertenza è d’obbligo prima di consigliarvelo per la lettura. Se siete ancora parte di quella moltitudine di folli e di scettici che non credono possibile l’avverarsi di un attacco zombi su vasta scala o se addirittura dubitate dell’esistenza della minaccia dei morti viventi, allora vi consiglio di lasciar perdere. Il vostro destino è segnato, nulla vi spingerà a leggere quello che non è un romanzo, ma un mezzo pratico e indispensabile per assicurare la vostra sopravvivenza quando i morti cammineranno sulla terra.

Senza mai scendere propriamente nell’umoristico, la narrazione e la struttura del testo riflettono  invece l’impostazione scientifica e didattica propria di un manuale, come se gli argomenti trattati fossero reali (e se davvero lo fossero? Dopo la lettura il dubbio rimane…) A volte Brooks si abbandona a brevi momenti semiseri ed ironici, come nel capitolo Veicoli, in cui si sfata l’utilità nel bel mezzo di un attacco zombi di quella che viene definita la ‘divinità suprema di questa tecno-religione americana’, cioé l’automobile, la ‘macchina onnipotente’ che ci hanno insegnato essere ‘la risposta a tutte le nostre preghiere’. Il manuale d’altronde si contraddistingue per un sottofondo di sottile ironia e di velate frecciatine all’american way of life e nell’ultima parte anche alla Cina e all’Unione Sovietica. Brooks non risparmia  nessuno nel demolire molti dei falsi miti della società moderna, che si riveleranno in tutta la loro inutilità di fronte ad uno scenario apocalittico di un mondo invaso dai morti viventi. Inquietante l’interminabile lista di armi che si possono acquistare negli Stati Uniti e che l’autore elenca minuziosamente a seconda della loro maggiore o minore utilità nell’unico vero scopo che conta: far fuori un cadavere animato la cui sola ragione di esistere è quella di divorarvi vivi!

 

Il manuale è diviso in sette sezioni distinte, di cui sicuramente la prima e l’ultima sono quelle di maggior interesse. Nella prima, “I non morti: tra miti e realtà” impariamo a conoscere nel dettaglio la fisiologia del nostro nemico e a sfatare molti dei luoghi comuni e degli equivoci che hanno generato la morte di tante persone, non consapevoli fino in fondo di cosa stavano realmente affrontando. Apprendiamo ad esempio la differenza tra un semplice zombi vudù e la minaccia di cui il manuale di Brooks si occupa: i cadaveri rianimati dal misterioso virus chiamato solanum, unica e vera causa del flagello dei non morti che tutti conosciamo. Vediamo altresì demolite molte delle leggende folcloristiche che hanno da sempre circondato i non morti, dall’attribuzione insensata di superpoteri e facoltà sovrannaturali, alla fin troppo nota vulgata popolare e cinematografica secondo cui i morti risorgerebbero dalle loro tombe anche molto tempo dopo il decesso. Fandonie, non solo il virus non fa altro che utilizzare un cadavere deceduto da poche ore senza alterare le facoltà di cui quel corpo dispone, ma Brooks tiene a precisare che il solanum non può creare la vita, semplicemente la trasforma. Amici, parenti, persone che conoscevamo da sempre, una volta infettate da questo virus, magari a causa del morso di uno zombi, non avranno altro destino che decedere e dopo poche ore trasformarsi in macchine guidate soltanto dall’istinto di nutrirsi di carne umana. Perché? “Quanto al motivo preciso per cui viene preferita la carne umana, la scienza deve tuttora trovare un risposta a tale quesito sconcertante, frustrante, terrificante.”

 

Le successive quattro sezioni comprendono la parte più strettamente pratica del manuale. Una volta conosciuto chi è il nostro nemico e di cosa è capace in “Armi e tecniche di combattimento” impariamo quali sono gli strumenti più adatti per eliminarlo. I capitoli “In difesa”, “In fuga” e “All’attacco” sono invece dedicati alle varie strategie da seguire con diversi mezzi e in diversi ambienti a seconda che la situazione ci imponga di barricarci in difesa dentro una più o meno improvvisata fortezza, fuggire da essa quando la situazione esterna è diventata incontrollabile a causa dei non morti e sono finite le provviste, o infine se tocca a noi smettere di essere le prede e tornare ad essere cacciatori per ripulire la zona infestata dagli zombi, in una di quelle memorabili battute di caccia che non possono non ricordare le scene finali di tiro al bersaglio di Night of the living dead. Naturalmente la speranza è quella non trovarci mai nei panni dello sfortunato protagonista che, scambiato per un morto vivente, si becca una pallottola in piena fronte proprio dai suoi soccorritori.

 

E se tutte le precauzioni che abbiamo preso non servono a nulla o non sono sufficienti? E se i soccorsi non arrivano? E se durante la nostra battuta di caccia ci rendiamo conto che i non morti sono diventati ormai così numerosi  che la situazione è definitivamente fuori controllo e le speranze di riportarla alla normalità sono pressoché nulle? Se insomma fossimo protagonisti di  un attacco zombi di classe 4 in cui l’umanità è sul punto di estinguersi? Max Brooks non tralascia neppure questa sventurata se pur remota possibilità nel capitolo “Vivere nel mondo dei non-morti”, che è sicuramente uno dei più affascinanti  e sconfortanti al tempo stesso, dove apprenderete che la vostra unica consolazione, nel caso siate ancora vivi dopo una tragedia del genere, sarà quella di essere sopravvissuti a una “calamità paragonabile solo all’estinzione dei dinosauri: un mondo dominato dai morti viventi.”

 

Il manuale chiude con la sezione “Attacchi documentati” di sicuro la più intrigante, perché affronta la cronistoria delle testimonianze di attacchi di non morti dal 60.000 A.C. in Katanga, al ritrovamento del cadavere di uno zombi sulle coste di Saint Thomas, Isole Vergini, nel 2002. Oltre che  inesauribile fonte di ispirazione per gli appassionati del genere, questa parte del manuale è essenziale per capire le origini della minaccia dei non morti e di come questa sia stata affrontata di volta in volta, con successo, nel corso della storia. Dai primi studi del medico arabo Ibrahim Obeidallah alle vicende del dottor Jan Vanderhaven in Suriname nel 1913, che per primo diede al virus responsabile della creazione degli zombi il nome di solanum. Ancora, dalle pagine di Brooks apprendiamo dell’esistenza dell’antica Confraternita della Vita, in Giappone, creata dallo shogun per affrontare l’orrore della minaccia dei non morti. Oppure veniamo a conoscenza di come i nostri avi Romani siano stati in assoluto il popolo più efficiente della storia nell’eliminare i morti viventi: “[…] emerge l’atteggiamento tipico dei romani nei confronti dei morti viventi: nessun timore, nessuna superstizione, solo uno dei tanti problemi che richiedono una soluzione pratica.” Esempio che purtroppo non viene seguito nella società contemporanea, dove nuove forme di superstizione e sciocchi sentimentalismi hanno spesso portato alla morte di migliaia di persone. Ma ora voi non avete scuse, affronterete il problema di un attacco zombi con la razionalità necessaria, avete il manuale, che come ho detto in apertura può davvero salvarvi la vita… o al limite aiutarvi ad ingannare il tempo in maniera divertente.

  

Nel finale dell’edizione italiana una postfazione di Niccolò Ammaniti che nulla aggiunge e nulla toglie a quello che non è altro che un libro intelligente e di piacevole lettura.

 

***

Postato da: Pickett alle 19:12 | link | commenti (2) |
articoli, aggiornamento 41

Racconto: L'AMORE CHE DIVORA - terza parte

L’AMORE CHE DIVORA

 

Un racconto di Luca Nisi

 

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3.

 

Simone stava ancora fumando quando Leo apparve sul portone. Osservato da un occhio estraneo, Leo assomigliava ai robot descritti nei romanzi di Asimov. Leo si avvicinò al suo amico silenziosamente. Appena si mostrò nello spettro visivo di Scott, il giovane rottwailer ringhiò contro di lui. Simone tirò il collare, strozzando leggermente Scott che così si mise a cuccia. Leo non fece una piega; ormai era abituato a non essere il benvenuto. Simone, in cuor suo, era contento di avere Scott al suo fianco in quelle occasioni. Mai sarebbe rimasto da solo accanto a quello che una volta era uno dei sui migliori amici. Leo strinse la mano a Simone e cominciarono ad incamminarsi sul lungotevere. Mentre buttava il mozzicone consumato fino all’osso, Simone sapeva che quella era la sua ultima passeggiata con Leo. Avrebbe preferito prendere i soldi e voltargli le spalle, ma non poteva. Lui era stato l’artefice di tutto. Era stato Simone, inconsapevolmente, a cambiare la vita di Leo. “Come stai?” - disse Simone rompendo il silenzio. Leo, che aveva lo sguardo rivolto verso il fiume, rispose immediatamente: “Bene, tutto sommato.” Simone non sapeva bene cosa dire. Lui era lì ad aspettare che quell’ uomo gli rifilasse l’ultimo assegno per concludere il loro affare. Un uomo che, da poco tempo, aveva perso sia il fratello che il padre, scomparsi misteriosamente. Così Simone affrontò l’unico discorso che ancora per poco li univa. “Giulia come sta?”. Leo si drizzò e trafisse con lo sguardo l’amico. “Bene. Grazie. Ma preferisco non parlare di lei. La questione non ti riguarda più.” Cadde il silenzio. Simone si accese una marlboro cercando di far passare in secondo piano il disagio per quella situazione. Per sua fortuna, il cellulare di Leo cominciò a suonare. Leo lo estrasse immediatamente, fece un cenno a Simone e si allontanò di qualche metro per poter parlare senza essere ascoltato da nessun passante. [continua…]

 

***

Postato da: Pickett alle 19:14 | link | commenti |
racconti, aggiornamento 41

Poesia: IL DESTINO

IL DESTINO

 

Una poesia di Luca Nisi

 

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Il futuro è freddo.

Come la neve,

Candida e brillante quando è caduta di fresco.

Il passato è un presentimento oscuro,

Come nere ombre di nubi impenetrabili,

Schizzate su un vecchio libro illustrato.

Il presente è sfarzo e splendore.

Comunque inutili se destinati unicamente ad avvolgere un cadavere.

 

***

Postato da: Pickett alle 19:14 | link | commenti (3) |
poesie, aggiornamento 41

Racconto: IL DIARIO DI LUDWIG HEIMANN - sesta parte

IL DIARIO DI LUDWIG HEIMANN

 

Un racconto di Simone Ceccano

 

 

[ File VII – 0 – β: IL PROGETTO FAFNIR ]

 

“ […] Nella Gorgone sintetizzammo tutto ciò che i nostri mostruosi progenitori alieni ci avevano insegnato. La tecnologia per costruire velivoli, l’energia nucleare, le accresciute competenze genetiche grazie allo studio della loro anatomia. I comandi americani sapevano tutto, ma non rivelarono mai che la cosiddetta ‘cometa’ era stata opera nostra. Sarebbe stato ammettere la sconfitta e l’impotenza. Una rappresaglia nucleare contro di noi avrebbe solamente scatenato una pari reazione, con l’unico risultato di precludersi le uniche possibilità che avevano di cercare di arginare la situazione. Fallirono. Il contagio si diffuse troppo in fretta. L’iniziale reticenza della popolazione a voler fare scempio dei cadaveri di quelli che identificavano ancora come loro cari e i frequenti ammutinamenti nelle forze dell’ordine fecero il resto. Avevamo creato l’inferno sulla terra, Fafnir, il potente drago immortale che aveva gettato il terrore tra i vivi e assicurato la vittoria definitiva al Terzo Reich. Un Reich millenario che di lì a poco avrebbe raggiunto le stelle, un Reich quale neanche il Fuhrer avrebbe mai sognato prima della sua ibernazione, e che i Cancellieri che gli sono succeduti sanno appena miopemente amministrare. A questa causa ho sacrificato il nostro mondo d’origine. Sono solo un pazzo, un folle, sia ben chiaro a chi guarderà la registrazione. Ma nessuno, neanche il folle più dissennato potrebbe vantarsi di aver commesso un simile e perenne genocidio. Il resto vi è noto. Colonizzavamo lo spazio, le stelle più lontane, ma perdevamo sulla Terra. E per sempre. Non si può combattere chi non è vivo. Qualcuno ha detto che ‘Quando i morti camminano sarebbe meglio smettere di uccidere’. La frase ha un senso ora, ma è troppo tardi. Fafnir era sfuggito al nostro controllo. Ai tempi della guerra in Brasile scoprimmo che il contagio si era diffuso anche lì. L’Africa fu la tappa successiva, l’Europa e l’Asia seguirono presto la carrellata di battaglie perse in partenza. Oggi la morte è padrona del mondo e l’unico responsabile ancora in vita sono io, soltanto io, senza che nessuno sappia la verità. Dopo il successo della Gorgone l’equipe fu sciolta. Eliminai i miei colleghi uno ad uno, sarei rimasto solo io a sapere, così erano gli ordini e così ho portato questo fardello dentro di me per tutti questi anni...” [continua…]

***

Postato da: Pickett alle 19:14 | link | commenti |
racconti, aggiornamento 41