Leggende dalla Cripta di Cthulhu

Racconti di Simone Ceccano e Luca Nisi liberamente ispirati all'universo del maestro H.P.LOVECRAFT

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IL MAESTRO

 

ATTENZIONE!

Questo blog non è una testata giornalistica e non ha alcun fine di lucro. Tutti i racconti qui pubblicati sono copyright dei rispettivi autori. Tutte le immagini qui pubblicate sono anch'esse copyright dei rispettivi autori e sono incluse al solo scopo di pubblicizzare e diffondere l'arte di chi ha contribuito a dare forma all'universo fantastico immaginato da HPL.

 

I CUSTODI

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La porta dell'Inferno è stata varcata *loading* volte...

 

 

 
mercoledì, 31 ottobre 2007
Editoriale: LEGGENDE DALLA CRIPTA DI CTHULHU parte XLII

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Anche il Grande Cthulhu è indignato contro il Consiglio dei Ministri che ha licenziato un disegno di legge che prevede l'obbligo di iscrizione ad uno speciale registro per chiunque abbia un'attivita' editoriale in Internet, dal piccolo sito al blog.

Se c'è una cosa che detesta il Grande Cthulhu è proprio la burocrazia, spese e, soprattutto, sanzioni penali piu' pesanti in caso di diffamazione. Secondo questo disegno e' da intendersi come attivita' editoriale inventare e distribuire un prodotto anche senza scopo di lucro. Maledetti governanti! Governo che non si preoccupa di catturare ed incarcerare i colpevoli di reati come di matricidio, stupro e vilipendio.

In quest'Italia dove si uccide per pochi euro e si libera con l'indulto demoni ben peggiori dei nostri, questi tizi che dovrebbero rappresentarci non fanno altro che allontanarci dalla politica, sfiduciare il popolo e continuare a succhiarci il sangue in euro.

Ancora una volta questo Blog in nome delle sue idee si scaglia contro chi offusca la libertà e dirige questo paese verso una dittatura qualunquista.

Come le radici delle ortiche che spezzano le lapidi e germogliano fiori, noi non ci lasciamo intimorire e pubblichiamo i nostri orrori e vi regaliamo i nostri incubi... Buona lettura.

 

 "Tutti i miei racconti si basano sulla premessa fondamentale che le normali leggi, gli interessi e le emozioni degli esseri umani non hanno né valore, né significato nella vuota vastità del cosmo. [...] Quando invece l'umanità scopre le terribili verità che reggono l'universo, gli orrori che strisciano dietro la volta celeste e che si insinuano fra noi causando pazzia e morte allora essa diventa consciente del suo ruolo risibile nel più vasto disegno delle cose." H.P. Lovecraft

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Poesia: UNA RISATA CHIUDERA’ IL SIPARIO

UNA RISATA CHIUDERA’ IL SIPARIO

 

Una poesia di Simone Ceccano

 

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Sagace, sveglio, giovane impostore.

Rispetta chi regge il boccale

Con la mano scarna,

Con la bocca sottile,

Col sopracciglio torvo,

Con lo sguardo stanco di bugie.

Chi ti guarda con astio,

Chi ricorda i secoli che non hai mai visto,

Chi legge il futuro degli altri

E non sa leggere il suo.

Chi sa per aver vissuto

E ha vissuto abbastanza

Per sapere come andrà a finire.

Rispetta l’odio,

Adora il timore,

Dimentica l’amore degli altri.

Fuggi e non voltarti

O voltati e muori.

Una risata chiuderà il sipario.

 

***

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Racconto: L'AMORE CHE DIVORA - quarta parte

L’AMORE CHE DIVORA

 

Un racconto di Luca Nisi

 

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4.

 

Wellington era una città bellissima. Era pieno novembre eppure lì il cielo e il paesaggio erano distanti da qualsiasi cosa definita inverno. La piccola spedizione scientifica camminava lungo le sponde dello stretto di Cook che divide le due isole della Nuova Zelanda.  “Laggiù!  Ecco la Giulia!” - esclamò Luca quando si ritrovarono dinanzi lo splendido battello bianco e rosso messo a disposizione dal dipartimento all’equipe del Professor Sicardo. Rossi aveva affittato proprio un mezzo magnifico che era provvisto anche di un piccolo elicottero che avrebbe permesso loro di atterrare su uno degli iceberg che puntavano verso la costa. Luca filmò l’arrivo a bordo, intervistò Erik Pikk, il capitano del battello, ricavando poche battute interessanti da montare nel documentario. Luca filmava la stupefacente Isola del Nord dove Wellington era stata costruita in onore di Lord Wellington, indimenticabile vincitore della battaglia di Waterloo. In sottofondo, Simone spiegava a Mafalda e a Lorenzo Rossi la storia della città, poi si dedicò ad introdurre la spedizione alla quale si accingevano a partecipare. “E’ la prima volta in 75 anni che gli iceberg sono così vicini al paese.” La Giulia levò l’ancora in perfetto orario e, fatti i dovuti calcoli, alle prime ore dell’alba dell’indomani, sarebbero stati abbastanza vicini al primo iceberg. Simone si svegliò quando il sole non era ancora sorto. Svegliò anche gli altri così che tutti potessero vedere l’alba nascere dall’oceano. Luca riprese l’evento lasciando solo come rumore di fondo il mare che si infrangeva sullo scafo della nave. Erano ignari che dietro quel sole nascente una scoperta straordinaria li stava aspettando, proprio lì dietro l’alba. Il radar avvistò il primo blocco alle  ore 08 e 08 minuti. Luca, Simone e un marinaio salirono sul piccolo elicottero per un giro di ricognizione. Anche allora, Luca fece delle buone riprese. Sorvolarono l’immensa isola di ghiaccio un paio di volte, ma non trovarono nessun buon punto per atterrare. Così fecero ritorno sulla Giulia aspettando che il radar segnalasse gli altri  blocchi. Dalle informazioni avute, Simone sapeva che i blocchi erano in numero molto elevato. Tutti si erano formati da un unico ammasso che si era distaccato dalla piattaforma del mare di Ross, nell’Antartide. Il primo, anche se enorme, era tra i più piccoli. Erano le ore 11 e 33 minuti quando avvistarono il secondo blocco: su questo era possibile atterrare. Non c’era bisogno di sorvolarlo perchè inaspettatamente una squadra scientifica australiana li aveva preceduti. Simone si complimentò via radio con i colleghi australiani e decise di puntare sui successivi. Purtroppo quando avvistarono il terzo blocco il sole stava calando, così decisero di seguirlo solamente e di aspettare insieme alla piccola montagna di ghiaccio l’alba. Se, anche in questa occasione, fosse stato vano atterrare con il piccolo elicottero, il battello sarebbe stato costretto a fare rotta per il mare di Ross per incrociare gli altri Iceberg che se ne andavano a spasso per quelle rotte. “Non ci sono molte imbarcazioni in navigazione in quella fetta di mare.” - commentava il capitano Pikk durante la cena. Simone sembrava compiaciuto e passò gran parte della cena a rassicurare Lorenzo Rossi sulla riuscita della spedizione. Intanto, Luca e Mafalda erano sul ponte a prua ad osservare lo spettacolo delle stelle. Sembrava un fondale dipinto, tale era la meraviglia della natura quella notte. [continua…]

 

***

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Articolo: BUSSANO ALLA PORTA...

BUSSANO ALLA PORTA…

 

Un articolo di Luca Nisi

 

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Non credo nel destino. Eppure ogni qual volta mi affeziono ad un autore, trovo sempre delle sorprese incredibili. Vi ricordate quando vi parlai di Richard Matheson? Della sua storia scritta per Star Trek? Ebbene qualche giorno fa ho scoperto un grandissimo scrittore di short stories di fantascienza. Il suo nome è Fredric L. Brown (Cincinnati 1906 – Tucson 1972). Autore di storie che all’inizio partono con un tono leggero per  mettere in ridicolo i pregiudizi su argomenti importanti e drammatici come le guerre o la frenetica corsa agli armamenti. Nella sua bibliografia è un dovere per me ricordarvi le sue opere più celebri come Sentinella del 1954, Assurdo Universo del 1949 e Marziani andate a casa del 1955. Brown l’ho scoperto leggendo Toc, toc, consigliatomi proprio da Isaac Asimov in una delle tante raccolte di storie di fantascienza. Toc, Toc del 1948 parte così: “L’ultimo uomo della Terra sedeva solo in una stanza. Qualcuno bussò alla porta…” Questa semplice idea nelle mani di Brown diventa un capolavoro d’ironia fantascientifica. Da non dimenticare la sua filmografia, in cui compaiono ben quattro episodi in Alfred Hitchcock Presents. Ebbene, tornando alla mia premessa, nel mio curiosare nel mondo fantascientifico di Star Trek ho scoperto che proprio uno dei miei episodi preferiti della serie classica è tratto da un romanzo di Frederic Brown! L’episodio in questione è: Arena, della prima stagione, si parla del 1966. Ricordate l’attacco su Cestus 3? L’arrivo di Kirk e compagni? La caccia dell’Enterprise alla nave nemica? L’intrusione dei Metron e la battaglia uno contro uno del grandissimo James T. Kirk contro il gigantesco e malvagio Gorn? (una razza che assomiglia ai nostri rettili, vi ricorda qualcuno?)  Puntata straordinaria, nata grazie ad uno dei racconti più famosi di Frederic Brown: Arena del 1944! Oltre Lovecraft  amò Star Trek e la letteratura SF e quando trovo questi meravigliosi incastri non mi resta altro che comunicarli a tutti voi. Frederic L. Brown è stato un grande scrittore di fantascienza e gialli con uno stile affascinante e una rara capacità di sintesi. Con Brown riuscirete con una risata amara a seppellire le certezze e cercare le risposte più veritiere ed accettare l’inevitabile presenza del mistero. Eh si! Mi ricorda proprio qualcuno, un suo concittadino nato qualche anno prima di lui….

 

***

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Racconto: IL DIARIO DI LUDWIG HEIMANN - settima parte

IL DIARIO DI LUDWIG HEIMANN

 

Un racconto di Simone Ceccano

 

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[ File VII – 0 – β: IL PROGETTO FAFNIR ]

 

Di nuovo qualcosa interruppe le memorie del vecchio colonnello, vomitate fuori da una stanza dei ricordi rimasta chiusa per fin troppi anni. Il sensore sonoro della porta automatica aveva introdotto nell’ufficio di Heimann un giovane attorno ai 25 anni, biondo e dal volto intelligente, seppur rovinato da quel velo di  ingenuità tipico di chi crede ad ideali più grandi di lui. Il giovane tenente era scattato sugli attenti qualche istante dopo la sua intrusione inaspettata. Non tradiva il nervosismo per aver interrotto la registrazione del colonnello, la cui inflessibilità di fronte alle carenze di etichetta dei sottoposti era nota in tutto l’esercito e nelle Waffenn SS. “Computer, interrompere la registrazione. Cancellare gli ultimi sessanta secondi.” Mentre lo schermo della fredda macchina a cui Ludwig Heimann aveva affidato i segreti che gli tormentavano l’anima si spegneva, il colonnello si girò di scatto verso l’intruso, stringendo forte il monocolo digitale tra le dita della mano ossuta. “Tenente Graf, spero che lei abbia una spiegazione valida per la sua intollerabile intrusione. Avevo dato ordine tassativo di non essere disturbato.” “Heil Hitler!” esclamò in risposta il giovane tenente con voce stentorea, scattando di nuovo sugli attenti come un perfetto burattino. Heimann parve per un istante togliersi la maschera impassibile e assunse uno sguardo severo, ma senza disprezzo. “Chiuda la bocca tenente e mi risparmi questa messinscena per coprire le sue mancanze. Hitler è morto, lo sa anche lei, e per fortuna non è là fuori. Ma io sono vivo tenente Graf. E voglio immediatamente delle spiegazioni.” Il giovane rimase impalato sull’attenti ancora qualche istante, quasi fulminato dagli occhi del colonnello, poi provò a balbettare una risposta.

“Perdoni la mia condotta inconsueta comandante. Ho ardito disturbarla solo perché le informazioni che ho sono di vitale importanza. Abbiamo poco tempo…”

“Poco tempo tenente? E lo viene proprio a dire ad uomo della mia età, così prossimo alla morte?” Heimann sembrava quasi beffardo mentre il giovane ufficiale non riusciva a tradire il suo imbarazzo.

“Mi perdoni signore, ma è proprio così. E’ stata appena tolta l’elettricità all’intera città. Rimangono alimentati dai generatori di emergenza soltanto questo edificio, lo Spazioporto fino al suo sgombero definitivo e i posti di guardia dell’esercito lungo le strade che vi conducono… E’ per l’evacuazione delle autorità rimaste e del personale dell’esercito naturalmente.”

“Naturalmente, non avevo dubbi.” borbottò Heimann in risposta, quasi con una punta di amarezza. [continua…]

***

Postato da: Pickett alle 10:58 | link | commenti |
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