Leggende dalla Cripta di Cthulhu
Racconti di Simone Ceccano e Luca Nisi liberamente ispirati all'universo del maestro H.P.LOVECRAFT
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Questo blog non è una testata giornalistica e non ha alcun fine di lucro. Tutti i racconti qui pubblicati sono copyright dei rispettivi autori. Tutte le immagini qui pubblicate sono anch'esse copyright dei rispettivi autori e sono incluse al solo scopo di pubblicizzare e diffondere l'arte di chi ha contribuito a dare forma all'universo fantastico immaginato da HPL.
Chiunque voglia contattare i Custodi della Cripta di Chtulhu può scrivere a PICKETTBLOG@YAHOO.IT

La porta dell'Inferno è stata varcata *loading* volte...


Illustrazione (c) Unspeakable Vault of Doom
Benvenuti nella Cripta di Cthulhu cari lettori, di nuovo, per l’ennesima volta, scenderete i gradini che vi porteranno negli abissi della nostra mente. Tempo fa vi dissi bentornati all’Inferno, ma l’Inferno non è qui, l’Inferno è là fuori, è dentro di noi. Passiamo la vita a imbottirci di buoni falsi sentimenti di comodo, ma la verità è che siamo esseri egoisti, mostri, viviamo nutrendoci di noi stessi e del nostro ego senza pensare alle conseguenze. Inorridiamo di fronte a stragi e omicidi senza pensare a tutte le volte che noi stessi abbiamo ucciso qualcun altro, magari non nel corpo, ma nell’anima, dove le ferite rimangono per tanto tempo ancora, prima che il goffo involucro che ci fa deambulare in questo mondo come inutili marionette finalmente si spenga. Vi regaliamo ancora una manciata di nostri racconti e un paio di poesie prima che l’anno finisca e poi… Chissà quale sarà la volontà di Cthulhu. Intanto, buona lettura… e benvenuti nel covo dell’odio.
Un ringraziamento particolare a Luca Oleastri e SHORT STORIES - Rivista Illustrata di Letteratura Fantastica, e Pietro Guarriello e l'Antologia di STUDI LOVECRAFTIANI per l’interessamento ai nostri racconti.
L’AMORE CHE DIVORA
Un racconto di Luca Nisi

5.
Leo interruppe la conversazione telefonica e si diresse verso Simone. Scott fissava il suo padrone quasi annoiato dalla situazione. Simone si era accorto che Leo stava tornando, ma preferì mantenere l’attenzione sul suo amico fedele. Quando Leo sopraggiunse, si fermò proprio sotto la luce artificiale di un lampione. Il Professor Sicardo alzò lo sguardo e non poté far a meno di notare dei lunghi graffi sul volto di Leo. “Hai tentato di entrare nella vasca?” - urlò Simone quasi disperato, indicando i graffi sul viso dell’amico. Leo gli prese il braccio, ma fu costretto a lasciarlo subito perché Scott cominciò a ringhiare contro di lui. Simone prese coraggio: “Sei pazzo? Lo capisci che per lei sei soltanto cibo?”. Leo non rispose e prese a camminare. Simone lo seguiva; ora rimaneva in silenzio sperando in una reazione più civile da parte di Leo. “Non puoi capire Simone e neanche mi interessa che tu capisca.” L’uomo si fermò indicando le stelle. “Hai mai desiderato toccare una stella?”. Simone non rispose. “La tua paura verso l’ignoto, offende la tua stessa carriera.” Sicardo rise. “Se è la notorietà quello che ti interessa perché non rendi pubblica questa mia scoperta?”. Stavolta rise leggermente Leo. “Ora di tuo, oltre a quest’ultimo assegno che ti devo, non c’è nulla.” Simone scosse la testa e riprese a camminare. “Non ti riconosco più Leo. Da quando ti ho incontrato su quell’isola sembri una persona diversa.” Simone continuò. “Dicesti di esser solo sull’isola, oltre a te solo scimmie.” “E per giunta, bianche” - quasi sussurrò Leo. Simone, invece, aveva scoperto che Leo faceva parte di una ingente spedizione. “Dov’erano i tuoi colleghi quando arrivammo sull’isola?” Leo continuava a guardare gli astri celesti. “Ti ho già detto che ero solo.” “Stai mentendo.”- ribatté Simone. “La tua imbarcazione era troppo grande da poter essere governata da una persona sola.” Leo rise. “Per questo, sono salito sulla tua, un magnifico battello dal nome importante.” Simone scosse la testa, si accese una marlboro, fece un paio di boccate e parlò. “Ne ho abbastanza di questa storia. Dammi l’assegno che devo andarmene.” Leo si voltò verso Simone guardandolo con un’aria di sfida, dal momento che poteva approfittare del fatto che Scott era distratto dai suoi bisogni. “Il denaro, solo quel vile bene materiale importa al rinomato Professor Sicardo? Non gli importa delle vittime che ha lasciato alle sue spalle? Il marinaio della Giulia? Quanti anni aveva?” Simone si trattenne a stento, ma rispose educatamente. “Potrei farti incresciose domande anch’io.” Leo annuì. “Avrai i tuoi soldi. Prima, però, voglio una prova che tutto il materiale raccolto riguardante Giulia venga distrutto, video compreso.” Fece una pausa. “E’ un mio diritto e lo sto pagando trecentomila euro.” Simone ciccò la cenere lasciandola cadere a pochi centimetri dal muso di Scott. “E’ stato tutto distrutto.” - rispose Simone. Leo sembrava agitato. “Di quel giornalista e della tua assistente ci possiamo fidare?” Simone fece altre boccate, lasciando volontariamente che il fumo raggiungesse il viso algido di Leo. “Ti puoi fidare. Sono loro stessi a non voler avere nulla a che fare con questa storia.” “Dove sono?” A Simone non piacevano tutte quelle domande, ma rispose ugualmente. “Quando ritornammo a Wellington, Luca volle sbarcare e tirarsi fuori da questa storia. Con lui, è sbarcata anche la mia assistente. Quando ci imbarcammo diretti al Canale di Suez, sai benissimo da chi ero accompagnato.” “Lorenzo Rossi.” Al sentire quel nome, Leo sorrise soddisfatto come non aveva mai fatto durante quell’incontro. [continua…]
***
IL COVO DELL’ODIO
Una poesia di Luca Nisi

Vergine bugiarda!
Vorresti uccidermi ancora?
Con i tuoi sguardi ammiccanti,
rendermi la tua preda perfetta?
Ammaliare il mio cuore,
rendendolo il tuo paradiso ideale,
Dove nascondere i tuoi mille inganni,
sotto forma d’ignobili parole d’amore?
Vergine ingrata!
Vorresti incatenarmi l’anima?
Banchettare con le mie emozioni?
Sussurrare sorrisi e menzogne?
Vieni dolce creatura dagli occhi infernali!
Vieni ad infrangere le tue illusioni!
Vieni ad assaporare le tue lacrime!
Vergine testarda!
Adagia il tuo viso sul mio cuore!
Le mie braccia ti accolgono,
ti proteggono, ti illudono…
Vieni dove regna il silenzio!
Vieni nel cimitero dell’amore!
Vieni nel mio cuore infestato!
Vieni nel covo dell’odio!
***
IL DIARIO DI LUDWIG HEIMANN
Un racconto di Simone Ceccano

[ File VII – 0 – β: IL PROGETTO FAFNIR ]
“Signore. Quello che voglio farle capire è che tra un paio d’ore circa anche i generatori di emergenza smetteranno di funzionare. Si renda conto.”
In un istante, sul volto di Heimann la maschera severa lasciò il posto ad un’espressione visibilmente preoccupata. Due emozioni in un solo giorno, troppe per un uomo come il colonnello. “E il muro? Com’è la situazione attorno al muro?”
“I varchi elettrificati e i cancelli automatici sono disattivati signore. Ne giungono sempre di più dall’esterno. Sono centinaia, migliaia, forse decine di migliaia! Non si fermeranno… Tra poco saranno qui! Le torrette e i posti di guardia perimetrali sono stati abbandonati. Hanno già parzialmente invaso la città, la popolazione rimasta è in preda al panico. Molti di loro forse sono già infetti, l’esercito ha tentato di disperdere la folla a colpi di mitragliatrice. Gli ordini sono di evacuare le autorità e il personale militare, per i civili rimasti non c’è più posto su nessuna nave.”
Ludwig Heimann si girò di scatto e agitò il pugno nell’aria. Una terza emozione. Ira! Era veramente la fine del mondo. “Idioti. Idioti! La situazione era già insostenibile da tre settimane… Hanno avuto tutto il tempo per evacuare e invece… Invece qualche migliaio di folli hanno insistito per rimanere qui. Attaccati alla propria casa, ai propri beni, a ricordi senza più importanza. Anche il Papa è stato costretto a lasciare Roma, quattro anni fa, poco prima della sua caduta. Che senso ha rimanere in un mondo che non è più posto per i vivi? Che senso ha tenente Graf? Me lo dica lei…” Nonostante la severità e la disciplina che erano d’obbligo per un uomo come Heimann, obbligo che perseguiva con insolito fanatismo, il vecchio colonnello non poteva nascondere una simpatia per quel ragazzo, che da quando era diventato il suo assistente lo seguiva come un’ombra, ormai da mesi. Gli ricordava se stesso alla sua età, quando forse troppo giovane aveva avuto in mano il potere di un dio… O di un demonio. I risultati premevano contro i vetri della prigione di cristallo che era diventata il grattacielo di Tiergartenstrasse. Heimann chinò il capo, mentre i freddi occhi celesti fissavano allucinati il gelido pavimento dello studio, ancora carichi del fardello che li avrebbe accompagnati per l’eternità.
“Comandante Heimann… Cerchi di capire la psicologia di quella gente. Non è facile per loro abbandonare tutto per andare a vivere nello spazio. E non è facile neanche per me…” L’imbarazzo del giovane tenente era giunto a livelli per lui intollerabili.
Il vecchio parve non farci caso, lo fissò distogliendo lo sguardo catturato dal marmo e si limitò ad aggiungere. “Lo so, non è facile neanche per me che ho ottantacinque anni e il significato dell’espressione ‘Abbiamo poco tempo’ è così carica di significato. Lei è ancora così giovane invece… Giovane come lo ero io all’inizio di questa follia. Si, non è facile tenente. Io sono sempre vissuto in Germania, da quando sono nato. Avrò visto le colonie sulla Luna solo tre o quattro volte e
***
NEGLI OCCHI DI UN CADAVERE
Una poesia di Simone Ceccano
Smettila di ricordare sciocchi sentimenti
Fatui ricordi che non possono appartenermi.
Cessa il tuo riso o il tuo isterico pianto
Perché le mie orecchie da tempo sono sorde.
Le parole sono un’eco lontana, giù nelle tombe,
E non puoi risvegliare cuori che non battono più.
Il sole non scalda la pelle dei morti, amore,
Né puoi cercare comprensione,
Negli occhi aridi di un cadavere.
***