Leggende dalla Cripta di Cthulhu
Racconti di Simone Ceccano e Luca Nisi liberamente ispirati all'universo del maestro H.P.LOVECRAFT
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Questo blog non è una testata giornalistica e non ha alcun fine di lucro. Tutti i racconti qui pubblicati sono copyright dei rispettivi autori. Tutte le immagini qui pubblicate sono anch'esse copyright dei rispettivi autori e sono incluse al solo scopo di pubblicizzare e diffondere l'arte di chi ha contribuito a dare forma all'universo fantastico immaginato da HPL.
Chiunque voglia contattare i Custodi della Cripta di Chtulhu può scrivere a PICKETTBLOG@YAHOO.IT

La porta dell'Inferno è stata varcata *loading* volte...

Un universo: grande e antico, scuro e freddo. Così si presenta il nostro blog. Quando le nostre stelle moriranno, tutte le informazioni rinchiuse in questa Cripta si disperderanno nello spazio e, si faranno poi strada in altri pianeti ed infine, in nuovi individui. Questo processo di alchimia di conoscenza sarà lungo e lento. Ci vorranno miliardi di anni perché faccia il suo corso. Pertanto, in questo universo in espansione, che contiene ‘osservatori’ come questo blog, si deve avere una particolare attenzione verso determinati lettori. Queste righe sono le condizioni necessarie per rendere possibile la divulgazione di importanti e nuove teorie. La grande dimensione di un universo navigabile, come questo blog, garantisce l'esplorazione delle galassie generate dall'orrore più nascosto. E’ probabile che nel cielo sopra la vostra testa ci siano avamposti di vita sconosciuta, ma, purtroppo, siano separati da vaste distanze astronomiche. Quindi se volete sapere qualcosa di più su cosa e, sopratutto, chi ci sia realmente là fuori, è inevitabile per tutti i curiosi lettori finire qui: nella Cripta di Cthulhu. “Io sono uno degli Osservatori, coloro che servono il grande dio Tnargh-guh, colui che tutto ode in fondo al pozzo della piramide.” (L’ANTIQUARIO - Simone Ceccano) Da questo mese con piacere vi annunciamo che un racconto di Luca sarà ospitato nella rivista SHORT STORIES a cura di Giorgio Sangiorgi e Luca Oleastri. Chiunque ne voglia sapere un pò di più può rivolgersi a questo link.
IL DIARIO DI LUDWIG HEIMANN
Un racconto di Simone Ceccano

[File VII – 0 – γ : CONCLUSIONI.]
“Computer, prosegui la registrazione. File VII – 0 – γ : CONCLUSIONI.” “A questo ha portato il mio fanatismo e i miei ‘esperimenti riusciti’ su quei poveretti, a Dachau e in altri posti. La situazione ormai non è più sotto controllo, siamo agli sgoccioli, persino qui, in quello che una volta era il centro vitale della Germania. I morti prima o poi penetreranno nell’edificio, che suppongo essere l’ultimo libero dell’intera Berlino, essendo quello che era meglio difeso. Una nave presto o tardi ci porterà via di qui, fino alla colonia di Munich IV, sul lato più lontano della luna, nel pieno del territorio del Reich fuori della sfera terrestre. In queste condizioni è ormai possibile sconfiggere i morti. Ci saremmo riusciti forse qualche anno fa, quando erano di meno, prima che il terrore e la superstizione finissero di condannarci. E’ mia serena e deliberata intenzione non proteggere questi file con password, nella vana speranza che un giorno qualcuno di vivo possa consultarli e sapere finalmente la verità sulla follia della quale sono il principale e scellerato artefice. La follia che ha portato l’Inferno sulla Terra, il mio drago di Sigfrido, l’orrenda infezione di cui sono colpevole. E’ altresì mia intenzione stendere un rapporto ancora più dettagliato una volta giunto su Munich IV e rendere la vicenda pubblica ai coloni e agli organi di informazione a cui mi sarà permesso accedere. E’ inutile dire che a questo punto non m’importa della mia carriera né della mia vita. Questo non cancellerà certo le mie colpe ma darà un perché ai quei tanti figli della nostra sventurata e fiera razza tedesca che non potranno mai vedere i boschi e le montagne della cara Germania che diede i natali al nostro Impero. Dio perdoni il mio errore e voglia concedermi una morte onorevole al servizio non del Reich, ma della verità. Fine della registrazione. Computer, chiudi il File VII – 0 – γ.”.
Ludwig Heimann rimase a guardare per una manciata di secondi lo schermo che diventava blu e poi nero, spegnendosi. Poi appoggiò entrambe le mani dalle dita lunghe e scarne alla scrivania, sospirando, come se in quel sospiro avesse buttato fuori una volta e per sempre i segreti che avevano reso dannata la sua anima per tutti quegli anni e che aveva affidato per la prima volta alla fredda memoria di una macchina. [continua…]
***
FIORI D’ORTICA
Una poesia di Luca Nisi

Amore mio, lo sai che le ortiche crescono solo
sul sentiero delle vedove? Sono tracce del tuo terrore.
Ogni tuo pensiero, ogni tua singola goccia di sudore,
fa crescere fiori d’ortica lunghi e pendenti, che infestano
l’ultimo percorso che porta al mio cuore.
Il mondo non basta, quando l’amore brucia l’anima.
Ogni singolo battito del mio cuore è memoria immortale.
Mai più mi infilzerò con i tuoi bugiardi aculei,
mai più sarò schiavo del tuo allettante veleno,
mai più da maggio ad ottobre lascerò fiorire le ortiche.
***
L’AMORE CHE DIVORA
Un racconto di Luca Nisi

6.
“Ci siamo. Scendiamo lì.” - urlava Simone al pilota. Atterrarono sulla piccola isola di ghiaccio che il sole era sorto da poche ore. In lontananza, si vedeva la sagoma del battello bianco e rosso che ospitava i loro compagni. In pieno fermento, Simone scese sull’iceberg sottolineando che, quasi sicuramente, mai nessun uomo aveva posato il piede su questa terra desolata. Luca, nettamente infreddolito, cercava di non scivolare mentre cercava un buon posto per riprendere la vena esplorativa di Simone. Un silenzio innaturale avvolse tutto il luogo. Simone, aiutato da un marinaio, cominciò tutte le rilevazioni del caso e iniziò a raccogliere vari campioni di ghiaccio. Intanto, il Professore era sempre in contatto via radio con la sua assistente, Mafalda nella sala radio della Giulia. “Questo Iceberg si è staccato da un pezzo grande quasi quanto l’Abruzzo!” - commentava eccitato Simone, mentre, con uno strano marchingegno, perforava parte del ghiaccio. Intanto Luca si era allontanato per esplorare la zona adiacente. Il giornalista seguì un piccolo sentiero formatosi tra i ghiacci, lì si udiva solo il rumore del vento; quello del mare non si sentiva più, tanto si era addentrato sull’isolotto. Fu, quasi per caso, che notò un’apertura tra due pareti di ghiaccio che salivano perpendicolari fino a coprire il sole. Lì il freddo era molto più pungente. Spinto da un improbabile curiosità si addentrò arditamente all’interno di quell’apertura. Simone stava riempiendo varie sacche termiche di ghiaccio, sognando di scovare preziosi campioni che gli facessero valere chissà quali onorificenze, quando ad un tratto fu interrotto da Luca che lo chiamava via radio. “Amico mio, sto tornando alla tua posizione. Ho trovato qualcosa ed è meglio che tu la veda.” Simone, incuriosito dalle parole dell’amico, ripose tutti campioni e i macchinari in una borsa e l’affidò al marinaio. Quando Luca gli mostrò il passaggio che aveva scoperto, Simone cercò di farsi dire dall’amico cosa avesse trovato. In realtà, Luca non rispose e, visibilmente agitato, continuava a fare strada al Professor Sicardo. Il passaggio era diventato stretto e, quando imboccarono l’apertura, il buio li stava aspettando. Luca aveva già la torcia accesa e si addentrò per primo; Simone lo seguiva in silenzio. Fecero diversi metri camminando tra le pareti di ghiaccio. Luca all’improvviso si fermò. “Perché ti sei fermato?”. Luca non rispose, alzò la torcia ed illuminò un angolo. “Quando l’ho vista sono quasi svenuto.” - raccontò il giornalista a bassa voce. Simone rimase impietrito, lasciando che, anche, la sua torcia illuminasse la loro scoperta. “Che cos’è?” - chiese Luca. Simone scosse la testa. “Se è un emissario di Tritone, non ha né tridente né barba.” Affermò il giornalista. Simone prese coraggio e si avvicinò all’essere. Davanti ai due uomini c’era il corpo che vagamente assomigliava a quello di una donna umana. In realtà erano chiaramente riscontrabili i tratti di un qualcosa abituato a vivere nelle profondità marine. Due grandi occhi ricordavano vagamente quelli di uno squalo. Il corpo era di colore verde, squamato in quasi tutta la sua lunghezza. Le mani erano lunghe e palmate, le gambe molto fine e, al posto dei piedi, due piccole pinne erano adagiate sul ghiaccio. “Guarda le gambe! Ci sono delle catene arrugginite.” - disse Luca illuminando l’essere. “Affascinante, affascinante! Mi raccomando riprendi tutto, io vado a chiamare rinforzi.” Luca illuminò il viso di Simone. “Vuoi portarla via? Sei pazzo? Hai visto bene? Questo è un mostro! È pure incatenata.” Simone abbracciò Luca. “Diventeremo ricchi e famosi”. Simone prese per il braccio Luca trascinandolo fuori, verso il sole. Intanto, mentre i due uomini tornavano all’elicottero, gli occhi dell’essere ruotarono per un secondo, in un gesto che, diverso tempo dopo, Leo cominciò ad interpretare come un segnale ben preciso: cibo. [continua…]
***
SOGNO INCUBO
Una poesia di Simone Ceccano
Amico mio che mi guardi beffardo
Sorridendo allo sdegno con cui sorreggo il bicchiere,
Cercando una reazione o anche solo un barlume
Mentre aspiro fumo e gli occhi sono persi altrove,
Dove nessuno potrà mai raggiungermi, se non in sogno…
Mi chiedi che resta?
Che resta degli sguardi e dei dolci baci,
Di carezze e desideri di una vita mai avuta,
Piccoli sogni d’eternità che non sono per i mortali,
Di ingenui sorrisi sepolti in foto polverose,
Su scaffali caotici di una vita in disordine?
Mi chiedi che resta?
Che resta di un quadro appeso a una parete,
Di promesse mai mantenute da entrambi,
Della rabbia, del dolore, dei tradimenti e le bugie,
Dell’illusione di non percorrere sentieri solitari,
Illuminati da lucciole che credetti stelle?
Mi chiedi che resta?
Siediti ancora e ascolta amico caro,
Tu che non credi all’eternità
E pensi che il mondo non sia altro
Che un fugace sbadiglio di un dio distratto.
Ti dirò cosa resta.
In un frammento imprecisato di tempo,
In luoghi che si raggiungono solo in sogno,
A dispetto di Dio e degli errori degli uomini,
Che importa se vissuto per un anno, un minuto o un istante,
Che importa se sogno, incubo, verità o illusione,
Resta l’amore, amico mio…
E le menzogne le porta via la corrente.
***