Leggende dalla Cripta di Cthulhu
Racconti di Simone Ceccano e Luca Nisi liberamente ispirati all'universo del maestro H.P.LOVECRAFT
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Chiunque voglia contattare i Custodi della Cripta di Chtulhu può scrivere a PICKETTBLOG@YAHOO.IT

La porta dell'Inferno è stata varcata *loading* volte...

"Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte ..." E. A. Poe
Noi non ci occupiamo di politica, non lo abbiamo mai fatto in quattro anni e non c’è bisogno di spiegarvi il perché. La politica fa parte del mondo degli umani e avendo imparato a guardare oltre, con gli occhi di chi non si ferma alle apparenze ma cerca di scovare l’essenza nascosta delle cose che ci circondano, non possiamo che disprezzare l’ennesima manifestazione di un’umanità cieca che corre all’impazzata per un sentiero che non porta a nulla.
Perché questo editoriale? Perché nel nostro piccolo formicaio qualcuno crede che qualcosa stia cambiando. Vi chiameranno di nuovo a votare vuoti cartelli, agitati dalle solite marionette storpie vestite a festa. Due anni fa facemmo nostro lo slogan “Vota Cthulhu”, ora torna attuale, sempre che si riesca a capirne il significato oltre la provocazione.
Fa male vedere ragazzi giovani fermarsi alle apparenze, vestirsi di un mantello rosso o nero e credere di essere qualcosa con idee prese in prestito da altri, giudicare gli altri secondo schemi che si credono propri ma non lo sono. Siete in errore. Non siete nulla. Le vostre istanze e le vostre preoccupazioni sono futili, vedete le cose da una prospettiva limitata, siete mosche cieche che prima o poi una mano più grande di voi schiaccerà. Rosso, nero. Sciocchezze. L’universo è grigio e allo stesso tempo di un’infinita varietà di colori, dipende da con che occhi lo si osserva. E’ un’editoriale un po’ diverso dagli altri, ma per una volta non parleremo di quello che scriviamo, quello potete leggerlo o non leggerlo, non importa, a volte ci sono priorità che vanno oltre i nostri piccoli sforzi di lasciare qualcosa dietro di noi. Imparate a giudicare le persone, le cose, l’universo intero che vi circonda cercando di scovarne la vera essenza, quella nascosta, quella che non si rivela ai cuori imprigionati da schemi preconfezionati. Ancora, di nuovo, insisto, non fermatevi alla apparenze, non cedete alle lusinghe dei falsi sciamani. Non vogliamo insegnarvi nulla, non saremmo in grado, siamo nella vostra stessa posizione, solo abbiamo iniziato già da tempo a cercare oltre. Forse sono solo un sognatore, come Randolph Carter, ma ho sempre pensato che chi apre il cuore alla fantasia, attraverso la letteratura o la musica o qualsiasi altra espressione, sia sulla strada giusta. Chi riesce a qualsiasi età ancora a scovare il bambino prigioniero dentro di sé e provare emozioni che non sono quelle di tutti gli altri dietro a un tramonto, un quadro, una poesia, una canzone o un racconto, può davvero cambiare il mondo. Perché il mondo è quello che vediamo con i nostri occhi. Questo il messaggio di febbraio. Svegliatevi una mattina e iniziate a guardare il mondo con i vostri occhi e non con quelli degli altri. Tutto apparirà diverso.
Buona Lettura
L’AMORE CHE DIVORA
Un racconto di Luca Nisi

7.
Leo e Simone avevano continuato a camminare sul lungotevere. Il loro girovagare si fermò davanti ad un piccolo locale proprio dinanzi la riva del Tevere. Discesero quattro gradini e si ritrovarono allo Shakti: un piccolo disco pub in stile indiano. Era una domenica e il posto era semideserto, tanto che anche a Scott fu permesso di entrare. Infreddolito il giovane rottwailer si accucciò accanto al padrone che si era seduto ad un tavolino aspettando che Leo arrivasse con due birre. Quando Leo si sedette accanto a Simone, lo guardò negli occhi e gli chiese: “Chi le ha dato il nome?”. Simone posò le labbra sul bicchiere, fece un lungo sorso e rispose. “Il capitano Pikk, appena la vide.” Leo annuì. “Chi ha capito che doveva stare dentro l’acqua?”. “Sempre il capitano aveva dato l’ordine di costruire una vasca circolare e riempirla di acqua salata.” Simone continuò a raccontare di come l’equipaggio e l’equipe erano eccitati dalla scoperta. Solo Luca e Mafalda erano diffidenti sulla creatura. Leo voleva sapere tutto. “Raccontami ancora del marinaio”. Simone fece un altro sorso, maledicendo il divieto di fumo nei locali pubblici. “La mattina seguente alla scoperta saremmo dovuti ripartire per Wellington, ma rimanemmo in alto mare per diverse ore prima di ripartire. L’uomo messo di guardia all’essere era stato trovato in parte divorato nel fondo della vasca di Giulia. Lei era lì che nuotava, in silenzio tra i resti di quel poveraccio, nuotava, viva!” Leo era incantato da quelle parole, guardava Simone ed immaginava gli occhi pieni di stupore del Professore rendendosi conto che quell’essere era vivo. Simone riprese a raccontare. “I giorni che seguirono furono molto concitati. All’arrivo a Wellington Luca e Mafalda abbondarono la nave. Fu una decisione veloce e senza ripensamenti. Subito mi resi conto di non avere più l’ultima parola su nessuno. Lorenzo Rossi: era impazzito. Era sempre con quell’essere, se ne era totalmente infatuato. Pagò personalmente Pikk per intraprendere un viaggio verso il canale di Suez per raggiungere il Mediterraneo. Naturalmente, anch’io decisi di seguirli. Tre membri della nave lasciarono l’imbarco. Le voci che correvano sulla stiva della nave erano troppo strane. Nonostante tutto, dopo qualche giorno la nave tornò in mare aperto facendo rotta verso l’India. Ormai le mie conversazioni con Rossi rasentavano la futilità. In quelle ore ho creduto fortemente che la vita non sia altro che un succedersi di giorni perduti. Avevo dinanzi un uomo completamente invasato. Era diventato un parolaio, noioso e inconcludente. Era convinto di amare quell’essere; la desiderava ardentemente e non faceva altro che dire: la mia Giulia.” Leo abbassò lo sguardo e non parlò perché intuiva che Simone, con quella descrizione, stava dipingendo anche lui. Leo posò lo sguardo su Scott che dormiva ai piedi del tavolo, poi lo rivolse sul Professore. “Sai Simone, quando vedi arrivare un battello in lontananza, c’è sempre qualcosa di meraviglioso. Quando
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