Leggende dalla Cripta di Cthulhu

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giovedì, 12 marzo 2009
Poesia: BELISARIO E LA LAMIA

BELISARIO E LA LAMIA

 

Una poesia di Simone Ceccano

 

 

 

Non guardarmi straniero con quello sguardo compassionevole,

Lo so, non sono altro che un mendicante sul ciglio della strada,

Un Belisario cieco, vittima dell’invidia di uomini meschini,

Che il destino volle liberi dalle catene di amori infranti.

 

Un tempo godevo anch’io della carezza della luce del sole

E il cuore e la mia anima erano candide come il mio destriero,

Spalancate su ignoti orizzonti le strade su cui cavalcavo,

Fedeltà e amore le parole incise sul mio cuore di eterno fanciullo.

 

Poi una fatale notte il canto della civetta mi portò lontano

Nel folto di un bosco andai solo a incontrare il destino,

Abbandonai il destriero gli amici e i pensieri a me cari,

Seguivo lucciole e fuochi e, incantato, smarrii il cammino.

 

Così mi persi tra i rovi, e la civetta in una radura mi portò

E lì incontrai la figlia di Ecate, la lamia che mi rubò il cuore,

Neri i capelli e gli occhi portavano il freddo abbraccio della luna.

Mi sussurrò d’amore e sul suo seno infine sognai mille eternità.

 

E i giorni passavano e i miei capelli diventaron grigi come le nubi,

invecchiati o morti gli amici, nessuno più ricordava il mio nome,

Il destriero vinto dalla fame in una tomba di muschio riposava,

E lei mi giurava amore, amore, amore. Amore senza condizione.

 

Finché molte albe dopo il crudele uccello cantò di nuovo,

E in un giorno senza sole mi ritrovai solo, nella radura.

Al posto del cuore una voragine oscura nel petto stanco,

Era volata via con la mia anima, in cerca di un cuore più giovane.

 

Tornai alla città dove il mio nome sulle pietre più non era,

Svanito il ricordo di quello che ero stato, cieco e senz’anima,

Piansi, ma le sciocche lacrime non mi mi riportarono indietro

A quel giorno maledetto, in cui per l’ultima volta smarrii la strada.

 

Quando questo fragile involucro di carne sarà infine spezzato

Il fuoco che ancora dentro mi arde sarà libero di divampare,

In mille scintille, che si disperderanno nell’aria del tramonto,

Come lucciole, un solo istante, per sparire nell’abbraccio della notte.

 

***

Postato da: Pickett alle 15:15 | link | commenti (2) |
poesie, aggiornamento 49