Leggende dalla Cripta di Cthulhu
Racconti di Simone Ceccano e Luca Nisi liberamente ispirati all'universo del maestro H.P.LOVECRAFT
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Chiunque voglia contattare i Custodi della Cripta di Chtulhu può scrivere a PICKETTBLOG@YAHOO.IT

La porta dell'Inferno è stata varcata *loading* volte...

SUICIDIO
Una poesia di Luca Nisi

Cerco un riparo da questa bellissima pioggia...
Un riparo dov'io possa ascoltare questo malinconico inverno,
dove la mia anima possa piangere,
perché non mi è mai dispiaciuto farlo.
La vita è una tensione così fragile,
non concede mai una seconda opportunità.
Dentro di me, un tenue ricordo: un suicidio lontano.
Non svegliatemi, nemici miei,
lasciatemi riposare in questa oscurità,
perché anche la morte ha un’ombra.
***
Un racconto di Simone Ceccano

Io e Mustapha saremmo partiti da Socotra quattro giorni dopo il mio arrivo, un giovedì di inizio estate dell’anno 199X. Il cielo non era totalmente sgombro, ma le correnti che avevano reso il mare così turbolento parevano essersi calmate e Marcelo stava facendosi sempre più impaziente ora che il mio arrivo sembrava imminente. Lo avevo sentito la sera prima via radio per una breve conversazione e mi era sembrato completamente diverso da come lo ricordavo. Sembrava sovraeccitato, quasi invasato, atteggiamenti totalmente alieni alla sua personalità calma e pacata di studioso. Non esagero se dico che già non mi sembrava più lui. La sua voce era divenuta tremolante e ripeteva in modo ossessivo di non vedere l’ora di farmi toccare con mano gli incredibili progressi delle sue ricerche, progressi che si era ostinato a non volermi rivelare, se non quando saremmo stati finalmente faccia a faccia. L’enigmatico marocchino aveva più volte scosso il capo e mostrato espressioni di disappunto ogni volta che il professor Odissei aveva alzato il volume del suo nuovo tono di voce, ora stridulo e stentoreo, dall’altro capo della vecchia ricetrasmittente montata sullo yacht. Dopo aver acquistato maggior confidenza, decise di liberarsi da quel peso e vuotare il sacco. A quel punto, dopo un paio di allegre nottate passate in un piccolo locale sulla spiaggia di Habidu, Mustapha sentiva di potersi fidare di me e rivelarmi le sue perplessità sulle misteriose ricerche in cui era impegnato Marcelo. La mia prima conversazione seria con quello strano individuo avrebbe avuto luogo sul ponte del suo yacht, la mattina stessa della partenza. Avevamo lasciato da mezz’ora la rada di Ghubbat Qurmah per un giro antiorario attorno all’isola. Prima di intraprendere la lunga traversata, avevo insistito per vedere i due isolotti che i primi esploratori avevano battezzato “I Fratelli”. Con l’immaginazione ancora solleticata dal racconto di Sinbad, desideravo in particolar modo vedere l’affascinante spettacolo di Darsah illuminata dai primi raggi del mattino. L’imponente silhouette di Mustapha era sbucata improvvisamente alle mie spalle, quasi senza fare rumore, fumando distrattamente una pessima sigaretta egiziana. “L’ho vista perplessa dopo la conversazione via radio di ieri notte. Mi creda, ne ha tutte le ragioni. Il suo amico professore sta perdendo la testa monsieur. Mi perdoni se mi permetto di dire queste cose. L’ultima volta che l’ho visto, due settimane fa, mi era parso visibilmente provato. Anzi, più che altro direi sconvolto! Avevo appena fatto una puntata a Saint Thomas per portargli nuove provviste e gli ultimi giocattolini tecnologici che gli avevano inviato i suoi amici governativi da San’a. Mi dia ascolto. Il suo amico ha bisogno di una vacanza. In quell’isola si rischia di impazzire, specie dopo le ultime cose successe in questi mesi…” Trasecolai di scatto, mentre mordicchiavo sovrappensiero la pipa, incantato dagli splendidi miraggi di quel panorama esotico. L’imbarcazione di Mustapha era appena scossa dalle piccole onde sul mare scuro, retaggio della breve burrasca dei giorni scorsi. Alla nostra destra, in basso, ci eravamo già lasciati alle spalle i due isolotti: lo scoglio brullo e roccioso di Darsah, a tratti punteggiato da verdi macchie di vegetazione, e la più lontana Samhah, con il suo piccolo villaggio di pescatori dalle capanne basse e squadrate di mattoni grigi. Alla nostra sinistra, a
***